L’Unione ora respira ma ha paura del futuro

da Roma

«La partita è finita due a zero». Romano Prodi si butta alle spalle tutti i timori vissuti lungo una nottataccia da incubo. Alla fine l’Unione è riuscita a eleggere Fausto Bertinotti alla Camera e Franco Marini al Senato e per ora il Professore grida vittoria. Ci sarà tempo per preoccuparsi di tutti nodi da sciogliere in vista della formazione del governo. Adesso è il momento della gioia e delle congratulazioni per aver superato un ostacolo che al Senato in qualche momento era sembrato insormontabile per un centrosinistra per niente unito. Per Prodi «era prevedibile che ci fossero assestamenti all’inizio delle votazioni» e sarebbe sbagliato «dedurre fino a qui giudizi sull’intera legislatura». E il Professore garantisce che per l’elezione di Marini «non c’è stata nessuna contropartita politica». Il leader dell’Unione si rammarica soltanto per il modo in cui è stato trattato il presidente dell’assemblea di Palazzo Madama, Oscar Luigi Scalfaro, contestato dalla Casa delle libertà. «Scene di questo genere - dice Prodi - fanno male alla democrazia».
In realtà le smagliature all’interno della coalizione sono state tante. Anche alla Camera, ad esempio, Bertinotti non ha fatto il pieno dei voti dell’Unione, incassandone una decina di meno del previsto. Nulla di cui preoccuparsi però per il leader della Quercia, Piero Fassino. «È una quota marginale che non cambia le cose - dice Fassino - 337 voti dimostrano che la sinistra è determinata a governare il Paese. Questi voti insieme ai 165 per Marini sono la conferma chiara e inequivocabile che c’è un maggioranza di centrosinistra in entrambe le Camere che garantirà un governo stabile».
Il segretario della Quercia poi tiene a ringraziare il presidente del suo partito, Massimo D’Alema, che, dice Fassino, con il suo «atto di generosità» ha permesso l’elezione di Bertinotti. Nonostante si fosse ritirato infatti D’Alema ha incassato cento voti nell’ultima votazione di Montecitorio. Tutti voti, sembra, provenienti dalla Cdl. Proprio secondo D’Alema il risultato finale «ha reso giustizia di tutte le analisi su presunte divisioni» e ora «ci sono tutte le premesse per l’Unione per cominciare la navigazione» e per aprire «un confronto con l’opposizione per l’elezione del capo dello Stato».
Tira un sospiro di sollievo pure Francesco Rutelli, il leader della Margherita, che l’altra notte ha sudato freddo davanti alle difficoltà del candidato Marini. «Oggi (ieri ndr) abbiamo veramente vinto le elezioni - dice Rutelli. - Abbiamo una grande responsabilità e ce la prenderemo tutta per il bene dell’Italia». Rutelli si dice certo della capacità di governo della sua alleanza: «lavoreremo con grande determinazione e spirito di squadra».
Particolarmente soddisfatta un altra esponente della Margherita, Rosy Bindi che si dice certa del fatto che Marini «saprà mettere al servizio del Paese la sua straordinaria passione politica e civile, la sua cultura di cattolico democratico, la sua grande lealtà verso le istituzioni della nostra Repubblica». L’ex sindacalista, aggiunge sarà «un presidente autorevole, un presidente di garanzia per tutti».
Il diessino, Luciano Violante, sottolinea come «nelle parole di entrambi i presidenti è stata fortemente presente l'esigenza di un confronto tra maggioranza e opposizione ispirato ai principi di correttezza politica e funzionale all’interesse generale del Paese» invitando tutti a «seguire lo spirito dei discorsi dei due presidenti». Infine Clemente Mastella, il leader dell’Udeur (tra i principali indiziati di boicottaggio delle prime due votazione a Palazzo Madama) definisce l’elezione di Marini «una vera resurrezione, dopo un venerdì santo è arrivato un sabato di resurrezione, la Pasqua» snocciolando poi una serie di proverbi come «tutto è bene quel che finisce bene».