L’Unione in pezzi sulla tv di Stato. Sfiducia al presidente Petruccioli

Mozione in Commissione di vigilanza: Rosa nel pugno, Udeur e Italia dei valori votano con il centrodestra

Roma - La Commissione di vigilanza sfiducia a maggioranza il presidente della Rai Claudio Petruccioli, approvando una mozione proposta da Marco Beltrandi della Rosa nel Pugno. Una mozione emendata e votata dai 17 commissari della Cdl, ma che raccoglie il consenso anche della «strana coppia» Udeur-Idv, per una volta concordi nel votare la sfiducia al presidente Rai con il dipietrista Egidio Pedrini e Antonio Satta del Campanile. Petruccioli viene bocciato con venti voti su 40, con i rappresentanti dell’Ulivo che lasciano l’aula di San Macuto, ma il numero legale viene conquistato grazie alla presenza in aula del diellino Renzo Lusetti, rimasto proprio per chiedere la verifica dei presenti e dunque, per regolamento, conteggiato dal presidente dell’organismo bicamerale, Mario Landolfi.

Una sfiducia dagli incerti effetti pratici, ma un segnale politico molto chiaro. All’interno dell’Ulivo si stigmatizzano i componenti della maggioranza che hanno votato con l’opposizione la mozione contro Petruccioli, ma si sottolinea come il voto in Vigilanza di ieri non obblighi il presidente del Cda alle dimissioni, non essendo chiaro se la Commissione abbia un potere di revoca sul vertice del consiglio d’amministrazione. «Di certo la mozione è l’ennesima manifestazione di un disagio», sospira l’ulivista Beppe Giulietti. Petruccioli, dopo il voto della mozione, si rimette alla volontà dell’azionista-Tesoro, ma proprio Landolfi lo invita a ricordare «che l’auspicio espresso dalla Commissione, sebbene non vincolante in termini prettamente giuridici, lo è però sotto il profilo politico-istituzionale». E in serata anche Palazzo Chigi tenta di disinnescare quanto avvenuto: «La legge Gasparri non prevede particolari conseguenze per questo voto e noi ci atteniamo alla normativa in vigore». Una precisazione che fa infuriare Landolfi: «Mettere in dubbio il rilievo di una decisione del Parlamento rivela un’insensibilità istituzionale e un’arroganza davvero senza precedenti. Così si supera il livello della decenza».

Insomma, dopo il dibattito di settembre in Senato con Padoa-Schioppa sulla sostituzione da parte del Tesoro del consigliere Angelo Maria Petroni con Fabiano Fabiani, l’ennesimo capitolo delle polemiche sulla gestione della Rai non viene preso sottogamba da nessuno. La parlamentare di Sd Gloria Buffo evidenzia «il dato politico di un centrosinistra in affanno, tribolato soprattutto a opera dei suoi settori moderati», e per il capogruppo dell’Ulivo in Commissione, Fabrizio Morri, la sponda offerta alla mozione da RnP, Udeur e Idv «è un problema politico che non va drammatizzato ma esiste». Se la prendono con i tre esponenti della maggioranza per aver «voluto dare l’immagine di una maggioranza non coesa e in difficoltà» anche Esterino Montino, Carlo Fontana e Claudio Micheloni, senatori ulivisti e componenti della commissione di Vigilanza. E a queste critiche replica proprio Beltrandi: «Nessuno nella maggioranza può sostenere che questo esito fosse imprevedibile, ma nessuno si è mosso per evitarlo. La Rai ha bisogno di segnare una netta discontinuità rispetto al passato».

Toni di segno opposto nella Cdl, che invece rimarca come la mancata coesione della coalizione di governo sia ormai un dato di fatto. «La maggioranza non c’è più - chiosa Paolo Bonaiuti, capogruppo azzurro in commissione di Vigilanza - si è spaccata. Ieri (martedì, ndr) si è salvata per un voto, ma non tutti i giorni può andar bene». Il parlamentare di Forza Italia replica con un «voi che ne dite?» ai cronisti che gli chiedono se Petruccioli a questo punto debba fare le valigie, anche se al presidente del Cda Rai Bonaiuti ribadisce la sua «stima sincera». Però, conclude, «qui il problema è politico e se ne deve tener conto». Anche più duro l’ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, di An, secondo il quale «la sfiducia del presidente Petruccioli è l’ulteriore dimostrazione che non solo lui ma tutto il governo se ne deve andare». Per l’esponente di An, il voto in Vigilanza è «la meritata ricompensa» per «l’atto di arroganza» compiuto sostituendo Petroni con Fabiani, e «la morale di questa vicenda è che l’atteggiamento illegale del centrosinistra è stato bocciato in Parlamento».