l’Unione in piazza teme il flop e si spacca anche sul comizio

Roberto Scafuri

da Roma

Sereno o poco nuvoloso sulle regioni tirreniche con annuvolamenti più consistenti sui rilievi di Umbria e del Lazio, schiarite su Roma. La lettura del bollettino meteo, ieri sera al Botteghino di via Nazionale, era accolto con la soddisfazione dei tempi migliori. Specie dopo un venerdì e sabato da pioggia e depressione cronica. La manifestazione di stamane in piazza del Popolo, messa su in fretta e furia dopo l’annuncio di Prodi domenica scorsa, dovrebbe poter contare almeno sulla clemenza del cielo. Non su quella dei Disobbedienti che, ancora in polemica per le «regole stravolte» delle primarie, promettono qualche azione di disturbo.
Non è l’unico dissapore che agita la vigilia della «grande manifestazione» unionista, dopo le aperture di Rutelli sulla legge elettorale, le accuse di Di Pietro sui «voti eterodiretti», i dissensi di Mastella sulla Chiesa («suicida attaccarla»), quelli di Pecoraro Scanio sulla scarsa attenzione all’ambiente, le provocazioni della Margherita a Bertinotti («il primo è primo, il secondo non è nessuno»). Il leader dell’Unione sarà l’unico a poter parlare dal palco, assieme al presidente dell’Anci, il sindaco di Firenze Leonardo Dominici (ds). Una scelta che non ha mancato di suscitare altro malcontento tra i candidati alle primarie. «Come si fa a far parlare Prodi in quanto leader se si farà una consultazione apposta per sceglierlo, il leader?», aveva osservato Rifondazione. L’attacco sulle regole e la par condicio ha fruttato, per Fausto Bertinotti, uno spazio supplementare rispetto al gazebo previsto per i candidati. Così il bus a due piani che nelle settimane scorse ha portato in giro la campagna elettorale dei post-it con la scritta «Voglio Bertinotti presidente» ha potuto sloggiare il Tir giallo del Professore e sarà parcheggiato in un angolo della piazza.
Abituato a darsi da fare da sé, il presidente dei verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, ha in serbo un arrivo a sorpresa, capeggiando un folto corteo di supporter che rallegrerà lo «struscio» mattutino in via del Corso, forte di cospicui apporti musicali. Dalla Campania arriveranno quasi duemila persone. Circa venti i pullman che, dopo la «prova di forza» unitaria, si recheranno alla programmata convention verde che, dalle 15.30 in poi, andrà in scena al Palasport. Giobbe Covatta, Edoardo Bennato, Alex Britti, Max Giusti, il vicesindaco di Barcellona e altri personaggi del mondo politico e sindacale animeranno il pomeriggio in sostegno di Pecoraro Scanio. Una convention che vedrà, intorno alle 16.30, anche l’arrivo di Prodi, tanto per confermare il senso del tutto particolare assegnato alla competizione da Pecoraro (ha già dichiarato di cedere leadership dell’Unione al Professore persino in caso di successo).
Ieri sera il palco di piazza del Popolo era ancora in ultimazione. Gli organizzatori scommettono sul successo, e per questo hanno declassato la «grande manifestazione» a «prima manifestazione contro Finanziaria e legge elettorale» e di molto ridotto il numero di persone attese. L’affluenza ritenuta «realistica» è di 30mila unionisti. In una piazza che ne riesce a contenere 80-100mila (con Andreotti ed Almirante), non si può propriamente parlare di ottimismo. Anche perché alle prime riunioni si era partiti con l’idea di «un milione di persone». Ci si è subito resi conto, però, che le difficoltà organizzative erano enormi, complice lo sciopero dei giornalisti tv che ha fatto spostare la manifestazione da sabato pomeriggio a un’inconsueta domenica mattina. La macchina organizzativa si è potuta mettere in moto soltanto all’inizio della settimana. Sotto pressione soprattutto le sezioni di Roma e delle vicine regioni rosse: Toscana, Umbria e Marche. È presumibile che almeno 20mila saranno i «fuori sede», mentre il successo dovrebbe essere assicurato dai cittadini romani. A vuoto i tentativi di «reclutare» una folta rappresentanza di Vip, nonostante dodicimila biglietti d’invito inviati ad artisti e capitani d’industria. Il regista Nanni Moretti era ancora incerto ieri sera. Renzo Arbore, se ci sarà, sarà mescolato alla folla assieme a cantanti e attori più vicini all’Unione. Si spera molto in Roberto Benigni: i più ottimisti si augurano che ce la faccia a prendere in braccio Prodi come fece, a suo tempo, con Enrico Berlinguer.
Introdotto dall’attore Fabrizio Gifuni, intorno alle 11, Prodi dovrebbe prendere la parola. Più che mai, un uomo solo al comando. Anche il sindaco di Roma, Walter Veltroni, non ci sarà: alle 10.30 partirà alla volta di Auschwitz con alcune scolaresche romane. Invierà un messaggio.