L’Unione di potere

In una intervista a l'Express, Romano Prodi ha chiarito che il dilagare della camorra a Napoli distrae il governo dai suoi compiti essenziali. L'ordine pubblico a Napoli non è un problema essenziale per il governo. E Prodi assicura che tutto il dibattito interno all'Unione è pura manfrina, una vera sceneggiata, perché il governo non ha alternative. Per quanto la litigiosità aumenti, essa diviene un modo di esistenza proprio del governo Prodi, che gli consente di mediare tra le varie differenze. Con ciò il presidente del Consiglio mostra che l'Unione è un patto di potere, non una linea di governo. È perciò indifferente a tutti i contenuti, perché alla fine nessuno negherà la sedia su cui sta seduto.
La sinistra non è la maggioranza del Paese; e questo è un fatto che si impone anche all'attuale maggioranza. Non è un caso che essa abbia vinto con un pugno di voti e grazie al suffragio degli italiani all'estero, la cui gestione è stata incerta e mal condotta. Il dire da parte di Berlusconi che questa maggioranza è avvenuta mediante brogli è soprattutto un modo per affermare che nell'Italia della globalizzazione la sinistra è ancor più minoritaria di quel che non lo fosse nella prima Repubblica.
Il governo non è riuscito a darsi una missione, se non quella di riportare l'Italia in un anno al rapporto tra deficit e Pil imposto dal trattato di Maastricht. E la stessa Rifondazione ammette che era possibile una politica più graduale di consolidamento del deficit italiano. Infine l'Ecofin, che non ha decretato sanzioni contro Francia e Germania quando erano nelle medesime condizioni dell'Italia, non lo avrebbe fatto contro l'Italia, anche se la Commissione glielo avesse proposto.
L'unica missione che il governo Prodi si è proposto è quello di un governo di salute pubblica, motivato con la delegittimazione del governo Berlusconi. Non a caso tutta la campagna elettorale venne rappresentata come il declino dell'Italia, la sua insolvenza fiscale, l'arresto della sua economia. Tutti fatti contraddetti dalla realtà perché anche l'economia italiana, come quella europea è in ripresa e le previsioni della Commissione per il 2007 sono improntate al più radioso ottimismo, persino alla convinzione che in questo anno mirabile l'economia europea supererà in crescita quella americana. E poi il governo Prodi ha dovuto riconoscere di essere beneficiario di un aumento del gettito fiscale, dovuto alla politica fiscale del governo Berlusconi al punto che sempre, secondo Rifondazione, poteva rinunciare anche alla dimensione straordinaria della manovra. Ma essa era decretata dalla «missione» del governo Prodi che era salvare l'Italia da una crisi di sistema e non poteva quindi che motivarsi che con la salute pubblica. Già questo mostra il limite democratico del governo Prodi: esso si giustifica innanzi al Paese in nome di uno stato di necessità che fa dell'Unione Europea in negativo il punto di riferimento della situazione italiana. Un governo di salute pubblica si motiva sempre come limitazione della democrazia e perciò la dimensione del governo Prodi come stato di necessità è anche la giustificazione del suo esistere come patto di potere. Se Prodi ha ragione, il governo vive solo come patto di potere e non come fatto politico, perché tutte le divergenze della sua maggioranza sono puri fantasmi destinati a cedere dinanzi alla logica della salute pubblica. Vi è un limite democratico nell'attuale governo, che mostra la dubbia legittimità della sua origine. Si è creato come delegittimazione del governo precedente uno stato di necessità che non esisteva e che non è riuscito a prevalere nelle elezioni. Non è detto che l'impostazione di Prodi convinca tutta la sua maggioranza perché essa poi si fonda sul secondo patto non scritto tra Prodi e Bertinotti per cui Rifondazione ha il diritto di eccezione cioè quello di imporre la sua volontà in ultima analisi. E vi è il fatto che il giudizio sullo stato di necessità è inesistente e che il Paese non è in declino. Il governo Prodi falsa il quadro della democrazia italiana e ne impoverisce la qualità democratica.
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