L’Unione premia il «disoccupato» Ferrante: da sindaco mancato ad alto commissario

Il governo lo ha messo a capo della lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione

da Milano

Il super investigatore contro la corruzione, Gianfranco Tatozzi, doveva rimanere in carica fino al 2009. Ma il governo Prodi l’ha tolto di mezzo in fretta e furia: mesi su mesi di quasi mobbing per costringere alle dimissioni uno dei più illustri magistrati d’Italia. Ma, attenzione, lo spoil system in salsa unionista avvenuto alla vigilia di Natale celava, si scopre oggi, una sorpresina: trovare un posto di lavoro all’ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante.
Sì, proprio così: dare una certezza, quella del 27 del mese, allo sconfitto aspirante sindaco del centrosinistra che - dopo le amministrative milanesi dello scorso giugno - era rimasto disoccupato. Aiutino governativo ad arrivare alla fine del mese per togliere dagli impicci il cinquantanovenne ex prefetto, che in questi mesi non aveva nascosto l’inquietudine per un «futuro» da pensionato: mesi occupati dai salti in libreria, dalla revisione della sua autobiografia - titolo provvisorio, Una vita dall’Interno - e dal tentativo non andato in porto di imporsi come leader dell’Unione al Comune di Milano.
Eccolo accontentato: il Consiglio dei ministri lo nomina alto commissario anticorruzione nella pubblica amministrazione ovvero alla guida di quell’ente nato per prevenire e contrastare la corruzione nello Stato. Risarcimento post-elettorale davvero niente male, con tanto di auto blu a disposizione 24 ore su 24. «Sono soddisfatto, contento e onorato. Credo che lascerò l’incarico di consigliere comunale a Milano anche se non c’è incompatibilità» è la stringata e formale dichiarazione dell’ex prefetto che, in campagna elettorale, per raccattare il voto dei centri sociali arrivò persino a togliere dall’armadio quel «vecchio eskimo» che, secondo il suo biografo, indossava nelle manifestazioni sessantottine vissute a Pisa.
Trasformismo di un ex funzionario dello Stato, un servant, che il governo Prodi premia «nel modo migliore»: «Torna nei ranghi di responsabilità istituzionale una persona che ha già dato ottima prova di sé in tanti incarichi nella pubblica amministrazione» annota il sottosegretario Nando Dalla Chiesa. Che aggiunge, «si tratta una nomina importante, che può fare anche più di qualche legge ad hoc». Peccato che l’Authority fosse tra gli enti da sopprimere, come aveva previsto già il ddl Nicolais e quindi il decreto Bersani.
Una scatola vuota, dunque ma solo se alla guida c’è un magistrato «nominato dal governo precedente, evidentemente non gradito a quello attuale, né omogeneo con l’attuale maggioranza» chiosa Tatozzi. Insomma, una nomina, quella di Ferrante, che «rende evidente un disegno preordinato» denuncia Alfredo Biondi, presidente del consiglio nazionale di Forza Italia.
«Disegno preordinato che attraverso una serie di comportamenti ha costretto alle dimissioni un alto magistrato come Tatozzi per far posto a un uomo di parte, già sconfitto alle elezioni per la poltrona di sindaco di Milano» continua il senatore azzurro. Valutazione politica accompagnata da una nota giuridica che dimostra «la visione unilaterale di questo governo nel privilegiare la scelta di soggetti amici, anche a costo di calpestare le norme» perché «il neo-commissario Ferrante non riveste i titoli previsti dalla legge, che richiede per quel posto un magistrato o un avvocato dello Stato oppure un dirigente militare o di prima fascia dello Stato, comunque in servizio, qualità non attribuibili al dottor Ferrante che invece si trova in pensione». Pensionato dello Stato dal 4 novembre 2005 per andare a servizio dall’Unione.