L’Unione preokkupata dai centri sociali

Nesci: «Doveroso dare le strutture ai no global» Gustavino:«Inaccettabile» Pittaluga: «La Liguria ha spese più importanti»

Paola Setti

Senza grigi, nero o bianco e non si scappa. Il centrosinistra in Regione reagisce in ordine sparso, anzi tutti contro tutti, alla proposta dell’assessore Enrico Vesco di lasciare ai centri sociali le strutture pubbliche che hanno occupato nel corso degli anni e di destinare ai giovani altri immobili. C’è chi addirittura scavalca l’idea a sinistra, chi la boccia senza mezzi termini, al solito l’unica mediazione la tentano i Ds, che propongono di valutare caso per caso. Vesco, dal canto suo, ieri era inviperito per tanta confusione: «la questiopne è semplice: mi dicano se c’è o non c’è la volontà politica, solo questo conta». Semplice mica tanto, ecco. Altrimenti non sarebbero anni che il centro e la sinistra si scornano sul da farsi, per poi decidere di non fare nulla, anzi di «far finta che noi non esistiamo» per dirla con i no global.
È che, appunto, la questione non prevede toni sfumati. Per dire, Marco Nesci il capogruppo di Rifondazione comunista è partito lancia in resta e all’urlo di «ai giovani mancano spazi di socializzazione e aggregazione» ha sposato la linea del collega dei Comunisti italiani. Di più, lancia un avvertimento: «All’intervento pubblico non dovrà seguire il tentativo di snaturare i centri sociali, che devono continuare a essere gestiti dai giovani». E ha già anche pensato ai passi che la Regione potrebbe fare per sbloccare la situazione: «È chiaro che sono le amministrazioni locali a dover rispondere al problema, ma la Regione può fornire loro gli strumenti legislativi per farlo». Esempio: la detassazione per certe attività, incentivi per l’apertura di nuovi spazi musicali o di spettacolo, contributi per le ristrutturazioni. Il Comune di Genova concorda, con l’assessore diessino alle Politiche giovanili Andrea Sassano che apprezza l’idea di un tavolo istituzionale ma, quanto alle risorse, confida in quelle regionali, e non solo per i centri sociali. Solo che a De Ferrari l’uomo dei conti dice no: «Credo che non si possa chiedere ai liguri di destinare fondi ai centri sociali nel momento in cui dobbiamo coprire 400 milioni di euro di buco della sanità» replica gelido l’assessore al Bilancio Giovanni Battista Pittaluga. Il quale non manca di far notare che comunque «non se n’è mai discusso in giunta né in maggioranza, pertanto io come assessore resto in attesa di valutare un’eventuale proposta in giunta, se Vesco la formulerà». Strumenti legislativi, proposte di giunta, fondi sì o fondi no, ieri Vesco non poteva credere a tanta confusione: «Davvero non capisco, qui si tratta solo di regolarizzare una situazione e la volontà di farlo o meno è tutta e solo politica». Sul come, dice l’assessore, si potrà discutere solo in un secondo momento, solo dopo aver chiarito «se c’è o non c’è la volontà di andare avanti su questa strada». L’idea, spiega, non è chiedere un pronunciamento alla giunta, ma far sì che la Regione, quale ente di coordinamento, riunisca intorno a un tavolo gli altri enti coinvolti, a partire dal Comune, per valutare le soluzioni possibili. Del resto, è l’affondo di Vesco: «Oggi da quelle strutture non ricaviamo alcuna entrata, che invece, se pur minima, potrebbe arrivare da questa operazione». Ergo: «Voglio capire se c’è la volontà politica di legalizzare queste situazioni oppure se vogliamo continuare a tapparci gli occhi e a far finta che queste situazioni non esistano». Non manca la risposta a Gianni Plinio il capogruppo di An che minaccia «un ricorso all’autorità giudiziaria e alla magistratura contabile per far sanzionare comportamenti che istigano all’illegalità e provocano grave danno erariale alla comunità»: «Se fosse coerente - contrattacca Vesco - Plinio i centri sociali avrebbe già dovuto farli chiudere». Se i Ds, con il capogruppo Moreno Veschi, invitano ad agire con razionalità e a valutare caso per caso, «perché alcuni centri sociali hanno un ruolo sociale che va riconosciuto ma altri sono solo luoghi dove si fabbrica violenza», la Margherita ieri si è spaccata. Massimiliano Costa è possibilista, e pur sottolineando che «esistono forme di aggregazione più educative dei centri sociali», concorda con Vesco con la necessità di legalizzare situazioni illegali. Di tutt’altro avviso il capogruppo Claudio Gustavino: lo aveva detto nella Sala rossa di Tursi e lo ripeterà nell’aula verde di via Fieschi. «Il rispetto della legalità deve sempre precedere ogni altro ragionamento, invece in questo modo si autorizza un comportamento che certo non indicherei mai ai miei figli». È la questione morale che ritorna sotto altre spoglie: «Se la politica deve dare il buon esempio, e io penso di sì, certo non si può fare una sanatoria di questo tipo. Vesco dice che le strutture occupate sarebbero altrimenti state abbandonate? Questa non può essere una giustificazione per occupare impropriamente una sede». E dire che Plinio lo ripete da anni.
Paola Setti