L’Unione prova a rianimarsi e si scaglia contro governo e Rai

da Roma

L’harakiri di Calderoli è un toccasana (insperato) per la campagna elettorale. L’Unione si rianima nottetempo, conduce una pressione costante per tutta la giornata invocando le dimissioni del ministro e, ottenutele, mobilita tutti i canali. Il leader Romano Prodi telefona così al premier libico Gheddafi: un «lungo colloquio» nel quale Prodi ringrazia il governo libico «per quanto è stato fatto a tutela della sicurezza del Consolato e dell’incolumità dei connazionali presenti» ed esprime il cordoglio «per il terribile prezzo in termini di vite umane che l’azione a difesa del Consolato ha comportato». Prodi e Gheddafi convengono «che l’unica via percorribile a evitare il ripetersi di fatti così drammatici è quella del dialogo, del confronto e della reciproca comprensione», recita la nota dello staff prodiano.
La polemica è rovente: investe il governo e la Rai che «per ore» ha ignorato l’assalto di Bengasi, con il direttore del Tg1 Mimun colpevole di «scarsa sensibilità professionale e politica» (Curzi, consigliere del Cda) per non avere impedito a Calderoli di mostrare in tv la sua maglietta con le vignette. La Melandri accusa apertamente anche il presidente Rai Petruccioli (suo compagno di partito). Intanto, il caso investe anche il Parlamento: l’Unione chiede al governo di riferire immediatamente e, secondo i capigruppo dell’Ulivo al Senato, Angius e Bordon, «dovrebbe presentarsi dimissionario». Di fronte al ministro da tutti giudicato «irresponsabile» e a un governo che ha fatto «come Ponzio Pilato», il centrosinistra punta soprattutto sul senso di responsabilità. Si temono rappresaglie, e il senatore a vita Andreotti giudica «abbastanza singolare che uno si metta a fare il provocatore lo stesso giorno in cui il ministero dell’Interno richiamava l’attenzione su eventuali pericoli di reazioni islamiche alle vignette... ». D’Alema diffonde l’allarme, trascinando le colpe dal «ministro razzista» al premier (seguito da quasi tutti gli altri leader).
«Saremmo stati meglio se Berlusconi avesse fatto sentire la sua voce qualche giorno prima - argomenta D’Alema - queste provocazioni, queste dichiarazioni razziste si trascinavano ormai da molto tempo senza che lui avesse preso le distanze. Ora, dopo i morti, in una situazione in cui tutto il Paese è esposto a un maggior pericolo, finalmente ci si rende conto che degli irresponsabili e dei razzisti non possono essere ministri...». Questa vicenda, aggiunge D’Alema, dimostra che «il centrodestra porta con sé posizioni estremistiche pericolose per il Paese... ». Anche il leader di Rifondazione Bertinotti traccia un profilo di «incompatibilità» tra l’alleanza di centrodestra e le vocazioni di un Paese situato nel «cuore del Mediterraneo» come l’Italia. La Cdl è «fondata sulla cooperazione con forze che fanno dell’avversione a una delle culture che si affacciano sul Mediterraneo un elemento strategico», dice Bertinotti, e questo problema ora «rimane a pesare come un macigno sulla politica italiana». Le responsabilità del governo «sono pesanti», insiste.
«Ora milioni di italiani sono a rischio e non solo le ambasciate e nelle strutture diplomatiche all’estero» ripete Antonio Di Pietro, secondo il quale «il danno procurato all’Italia è incredibile». «Un danno irreparabile» lo definisce Rosy Bindi. Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, e il governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, parlano di «sicurezza del Paese a rischio». Veltroni promuove per martedì prossimo un incontro con tutti i rappresentanti diplomatici dei paesi arabi a Roma, «allo scopo di definire insieme iniziative e modalità utili a rafforzare il clima di dialogo e rilanciare ogni possibilità di incontro...». Anche Prodi insiste molto sulle iniziative. «Dobbiamo darci da fare e io farò tutto il possibile perché il fatto venga isolato... Se capissimo che occorre un dialogo e che non c’è nessuna società occidentale superiore per definizione forse eviteremmo tragedie come questa... ». Il segretario ds Fassino accoglie le dimissioni come «epilogo inevitabile di una brutta vicenda: ora il governo deve venire in Parlamento e dire quali atti compiere per trasmettere alla Libia e al mondo islamico un’immagine del nostro Paese diversa da quella che ha dato Calderoli». Il 9 aprile «bisogna cacciare Calderoli e l’intero governo», ricordano Emma Bonino e tanti altri. Con il verde Bonelli pronto a chiedere per l’ex ministro «irresponsabile» anche l’esclusione dalle liste della Lega.