L’Unione può spezzare l’euro

Riusciamo ad individuare il punto sostanziale isolandolo dal rumore politichese? Secondo me è il seguente: il programma economico del centrosinistra non tiene in conto la nuova realtà dell'euro mentre quello del centrodestra lo fa, avendo imparato a capire i nuovi problemi e relative soluzioni sulla sua pelle. Da qui ricavo la criticità: sta per andare al governo della gente che non sa quali siano le cose giuste e che se le capisse non potrebbe farle. Prodi, infatti, se n’è accorto e ha chiesto a Padoa Schioppa di metterci la competenza che manca. Ma anche se questi la fornisse è improbabile che la coalizione di sinistra possa dargli il consenso senza spaccarsi. Il problema è che l'eurosistema richiede politiche che non possono essere di sinistra. Ricapitoliamo un po' di storia economica recente per capirlo e trarne le conseguenze.
Quando i nuovi vincoli dell'euro furono chiari, tra il 2001 ed il 2002, tutti i ministri economici dell'eurozona ebbero uno shock. Non si poteva finanziare con spesa in deficit la riduzione delle tasse per stimolare la crescita. Non era più possibile usare la leva del cambio per spingere le esportazioni e così compensare la poca crescita interna. Quando l'euro, dopo un periodo di cambio basso cominciò a salire sul dollaro, dal 2002, tale possibilità di bilanciamento si ridusse al punto da innescare una stagnazione-recessione in Germania ed Italia, economie più dipendenti dall'export. La prima arrivò a cinque milioni di disoccupati e la seconda si mise a crescita piatta. L'unica cosa che si poteva fare per sostenere la ricchezza erano le riforme di efficienza del modello interno. Ma il dissenso di massa lo impediva. Francia e Germania permisero ai grandi sistemi industriali di scaricare personale in eccesso sui conti pubblici rifinanziati aumentando il deficit. In sintesi, accettarono un aumento della disoccupazione per incrementare la produttività. L'Italia scelse di non farlo e comunque non poteva per il debito già troppo grande. Il governo Berlusconi, trovatosi in enormi difficoltà per le condizioni esterne e privato degli strumenti di sovranità economica, tentò comunque di sostenere l'occupazione, aumentandola con atto normativo di stimolazione, l'adattamento competitivo delle imprese, la capacità di spesa delle famiglie meno abbienti, mantenendo un decente, viste le circostanze, equilibrio dei conti pubblici. Riuscì a «tenere» a galla il Paese, ma con un metodo di stimolazione lenta. Per questo i risultati si vedono solo ora nei dati: i redditi tengono e le imprese si sono adattate alle nuovi condizioni e ripartono. Ma lo shock non ha permesso di aggredire i due mali strutturali dell'Italia: poca produttività e debito. Tuttavia, il governo di centrodestra è risultato credibile per come ha gestito la novità depressiva dell'euro, riportando l'Italia in crescita, e per la capacità di concepire operazioni straordinarie «patrimonio contro debito» necessarie per abbattere il volume destabilizzante del secondo. Ora il Fondo monetario ed i portatori dell'opinione dei mercati finanziari hanno lanciato l'allarme sulla stabilità prospettica dell'Italia perché è certo che un governo di sinistra deraglierà dalla giusta direzione, fino a non poter sostenere l'euro, in quanto non è pensabile che comunisti e verdi concedano politiche di efficienza. Con la complicazione che a ogni problema di bilancio la sinistra reagirà alzando le tasse deprimendo la crescita. Ma senza la maggioranza al Senato per sperare di attuare il proprio metodo, sbagliato che sia. In conclusione stiamo per avere l'ingovernabilità combinata con un governo incapace di gestire l'economia italiana nei vincoli di sostenibilità dell'euro. Non potrei immaginare situazione più pericolosa per l'interesse nazionale ed europeo. L'unica soluzione è quella di buttar giù il governicchio il prima possibile, andare a nuove elezioni nel settembre 2006 o al più tardi nel marzo 2007, chiedendo agli italiani di dare una maggioranza netta. Con un centrodestra compattissimo sia per sparigliare sia per vincere. Lo slogan potrebbe sembrare paradossale, ma è idoneo più che mai: via Prodi per restare nell'euro.
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