L’Unione recita a soggetto prima dello scontro totale

Riformisti e ala radicale prendono posizione sui temi economici ma tutto lascia intendere che a settembre arriverà la resa dei conti

da Roma

La parola d’ordine è «posizionamento». All’interno della maggioranza si «posizionano» tutti. Si posiziona Prodi che prova a fare il muso duro alla sinistra antagonista. Si posiziona Rutelli che invita il premier a non cedere ancora una volta all’accoppiata Diliberto & Giordano. Si posiziona l’Unione che nella risoluzione parlamentare al Dpef chiede che il protocollo sul welfare venga inserito nella legge finanziaria: ancora una volta in chiave anti sinistra.
È come se ogni componente della maggioranza volesse marcare la differenza. Salvo poi negoziare sottobanco eventuali concessioni su questo o quell’argomento che riguarda la politica economica e sociale del governo.
«Non è vero che Prodi vuole prendere le distanze da Rifondazione - spiega un parlamentare della maggioranza -. Da cattolico a tutto tondo, li vuole redimere dai loro accessi verbali. Per questo in pubblico li bacchetta, ma nelle segrete stanze continua a negoziare con loro». Come sul pacchetto welfare.
La scelta dell’Unione di inserire nella risoluzione di maggioranza sul Dpef di chiedere al governo di introdurre il protocollo sul welfare nella Finanziaria (contestato dalla sinistra estrema) offre una duplice lettura; uguale e contraria. Da una parte, rigorista. Vale a dire, sulla scia del nuovo corso accennato da Prodi: niente più concessioni a Diliberto & Giordano.
Dall’altra, è diametralmente opposta. La legge finanziaria - per sua definizione - è emendabile. Ne consegue che quel protocollo criticato dalla sinistra estrema può essere modificato se introdotto in manovra: esattamente come chiedono Rifondazione e Pdci.
In questo gioco di specchi arriva il «posizionamento» di Rutelli. Anche il vice premier piazza la sua bandierina: invita Prodi a non fare più concessioni alla sinistra estrema. Una richiesta nota da tempo; ma che, in questo momento, sembra quasi una sfida al premier: vediamo se sei coerente con il nuovo atteggiamento assunto.
In realtà, il leader della Margherita sa benissimo che l’inquilino del primo piano di Palazzo Chigi continua a negoziare eventuali alleggerimenti al protocollo sul welfare. Per questo ha ottenuto che sia il Parlamento, approvando la risoluzione della maggioranza al Dpef, ad obbligare il governo a non fare ulteriori sconti sull’accordo raggiunto su welfare e pensioni.
Semprechè la sinistra estrema accetti di votare una risoluzione al Dpef che - sulla carta - dovrebbe impedirle modifiche ad un protocollo che contesta e critica. E contro il quale minaccia manifestazioni di piazza. In tal caso, dovrebbe contestare la legge di bilancio; e non solo un protocollo.
Con un problema tecnico non secondario. La legge finanziaria può contenere norme che agiscono sui saldi di bilancio. La Legge Biagi (e, quindi, anche le eventuali sue modifiche) non agisce direttamente sui saldi contabili. Ne consegue che - in via di principio - il protocollo non potrebbe essere recepito dalla legge di bilancio.
Regola che, forse, potrebbe non valere quest’anno. La modifica allo scalone previdenziale, che sarebbe entrato in vigore il primo gennaio del 2008, prevede maggiori spese che devono essere coperte con la legge finanziaria; che entra in vigore appunto il 1° gennaio del prossimo anno.
Quindi, forse quest’anno il Parlamento verrà chiamato ad approvare nella sessione di bilancio anche una legge che modifica il regime previdenziale. E durante il dibattito si riaccenderanno gli stimoli al «posizionamento» su chi considera valida l’eliminazione dello scalone; e chi punta, invece, all’innalzamento dell’età pensionabile.
Perché se è vero che la Finanziaria è emendabile, è anche vero che è possibile modificarla in varie direzioni; compresa quella che punterebbe a ripristinare lo scalone previdenziale.
Insomma, schermaglie di maggioranza. O «posizionamenti» in attesa dello scontro di settembre.