L’Unione regala ai Comuni libertà di tassare

Fabrizio Ravoni

da Roma

A Clemente Mastella i ministri del Tesoro (oggi dell’Economia) non sono mai andati troppo a genio. Al punto da dire, a Porta a Porta, che al posto di Tommaso Padoa-Schioppa vedrebbe meglio «una massaia». «Non ho mai visto - precisa il ministro della Giustizia - quelli che hanno familiarità con la macroeconomia soddisfare le esigenze del Paese». Nel 1994 lui e Dini erano ministri nel governo Berlusconi: il primo del Lavoro, il secondo del Tesoro. A Dini che diceva «i mercati ci guardano», l’attuale Guardasigilli rispose: più dei mercati finanziari, io guardo quelli rionali. Ora entrambi siedono dalla stessa parte politica ed entrambi al Senato. E proprio oggi l’assemblea di Palazzo Madama voterà le pregiudiziali di costituzionalità al decreto fiscale.
Prima, però, il provvedimento inizierà l’esame in commissione Bilancio. E proprio al piano «ammezzato» di Palazzo Madama si farà vedere (per la prima volta) anche il senatore a vita Carlo Azeglio Ciampi. L’ex presidente della Repubblica ha infatti garantito la sua presenza a tutte le votazioni in commissione del provvedimento, non si farà sostituire (com’è finora successo). E sarà proprio lui a garantire la maggioranza all’Unione in commissione.
Il decreto in discussione introduce norme sulla tracciabilità dei pagamenti ai lavoratori autonomi e professionisti con assegni e carte di credito. Dai mille euro iniziali, si passerà a 500 euro e poi a 100 euro nel 2009. Sull’argomento il governo ha presentato un emendamento alla Camera per anticipare il tetto dei 100 euro prima del 2009, ed estendere le forme di pagamento (oltre ad assegni e carte di credito) anche al bancomat. Una soluzione che la stessa maggioranza ha mal digerito; e dopo diversi tentativi di coinvolgimento delle opposizioni (chiesto dalle categorie), la norma è rimasta così com’era. Anche se Alfiero Grandi, sottosegretario all’Economia, precisa: «Siccome non siamo né ciechi né sordi, un decreto ministeriale definirà le categorie esentate dal ricevere pagamenti via bancomat».
A giudizio dei sindaci, però, il governo è cieco e sordo. La Finanziaria - commenta in una lettera Leonardo Dominici, presidente dell’Anci, inviata a Prodi, Amato, Padoa-Schioppa e Lanzillotta - «potrebbe infliggere un durissimo colpo» ai Comuni.
Eppure, nonostante le loro lamentele, la Camera ha approvato la norma della manovra che sblocca le addizionali Irpef comunali. La misura comporterà un aumento delle tasse locali per almeno 1,7 miliardi di euro. Il rincaro per ogni singolo contribuente dovrebbe oscillare fra i 48 euro (stimati dalla Uil) ai 54 euro (previsti dal Centro studi sintesi di Venezia). Nel complesso, le singole amministrazioni possono portare l’addizionale comunale fino allo 0,8%, contro lo 0,5% attuale. Lo sblocco delle addizionali - nelle intenzioni del governo - dovrebbe compensare i tagli ai trasferimenti. Infatti, a fronte di un taglio di 1,5 miliardi, i Comuni incasseranno 1,7 miliardi. E i sindaci protestano.
«Il nostro governo si è mosso con elementi di contraddizione, che hanno oscurato le cose buone», osserva Cesare Damiano, ministro del Lavoro. E gli elementi di contraddizione - ad essere benevoli - continuano. L’ultimo, lo scontro in aula fra Lorenzo Cesa e Fausto Bertinotti.
Il segretario dell’Udc accusa il presidente della Camera di non essere al di sopra delle parti a proposito di un allungamento dei tempi di discussione della Finanziaria. Bertinotti risponde per le rime e convoca la conferenza dei capigruppo. Nella riunione Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Rifondazione, denuncia Cesa di «comportamento disdicevole». Per l’opposizione, invece, Migliore «insulta» Cesa e Volontè (capogruppo dell’Udc) e per tutta risposta abbandona la riunione.
Una protesta scattata - spiega Ignazio La Russa (An) - al di là delle differenti opinioni che «possiamo avere sulle parole di Cesa» nei confronti di Bertinotti. Per l’esponente di An, infatti, la responsabilità dei lavori dell’assemblea sulla Finanziaria «è più del governo e della maggioranza», che della presidenza della Camera. Ed in questo clima, la Rosa nel Pugno annuncia: senza maggiori fondi per la ricerca ci asterremo sulla manovra.