L’Unione «rimanda» a ottobre Veronesi

Critiche anche da Italia dei Valori. Lo Sdi: «L’oncologo è il candidato del nostro partito»

Sabrina Cottone

«Umberto Veronesi resta una risorsa, ma la decisione ultima tocca al Cantiere». Carlo Cerami, coordinatore dei Ds, fa da diplomatico portavoce del vertice dell’Unione conclusosi con un nulla di fatto. E dietro le formule di rito è chiaro che la candidatura del professore è congelata almeno fino a ottobre, ibernata dai veti incrociati di Rifondazione comunista e Margherita, resa impossibile dall’indignazione dei Movimenti e delle liste civiche. «Bocce ferme sul candidato, nessun veto e nessuna investitura» è l’invito di Roberto Caputo, membro del direttivo milanese della Margherita. Ma le polemiche su Veronesi non si fermano. Scende in campo anche il partito di Antonio Di Pietro. «Personalmente sono convinto che sarebbe una scelta sbagliata» commenta Stefano Zamponi, capogruppo per la Lombardia dell'Italia dei Valori. E spiega: «Mi chiedo come possa fare il sindaco di Milano che elogia la politica di Formigoni sulla sanità. Credo sarebbe meglio per tutti se continuasse a fare il direttore dell'Istituto europeo di oncologia».
Il segretario provinciale dei Ds, Franco Mirabelli, che nei giorni scorsi aveva caldeggiato il nome di Veronesi, si è tenuto lonano da via Pergolesi, sede del vertice, per evitare nuove polemiche e ulteriori scontri, ma ci tiene a far sapere come la pensa: «Qualche salotto della sinistra milanese cerca di far valere un potere di interdizione che va molto al di là della propria rappresentanza elettorale». Replica a Nando Dalla Chiesa e alle sue accuse di una candidatura Veronesi calata dall’alto: «Dice il falso. Il Cantiere lo abbiamo promosso noi. Gli unici a avere rotto il patto sono loro, quelli che hanno cominciato a attaccare e demolire i candidati». Sintetizza: «C’è un’area politica trasversale che invece di aspettare le primarie decide di fare una campagna di quattro giorni per interdire un candidato».
Una campagna riuscita, come è chiaro dalle dichiarazioni congiunte del vertice di ieri, che neanche accennano al nome di Veronesi. E dalle dichiarazioni non ufficiali e infuocate che sono volate durante la riunione, attacchi e contrattacchi sulla vicenda Veronesi. Alla fine si è stabilito che a fine ottobre il Cantiere deciderà i metodi di scelta dei candidati, senza escludere le primarie. Nel frattempo saranno raccolte le disponibilità e le proposte di candidatura da sottoporre al Cantiere, cui spetta «la decisione ultima sulle modalità di individuazione del candidato sindaco, compresa quella delle eventuali elezioni primarie». Gli aspiranti candidati, inoltre, dovranno «aderire alle linee guida per partecipare al confronto», ovvero sottoscrivere un programma di principi e valori, se non con una firma almeno con una dichiarazione di intenti. E alla fine di ottobre il Cantiere deciderà come decidere.
«È andata bene. Siamo tornati sulla strada maestra» dice soddisfatto Nando Dalla Chiesa, segretario milanese della Margherita. «Sono i partiti che devono convincere le persone, tenere insieme il tessuto cittadino. Così è giusto che sia il Cantiere a avere in mano la scelta, siamo noi a fare la campagna elettorale». E Pierfrancesco Majorino, segretario cittadino dei Ds, insiste sulle scelte da farsi in loco: «Continuiamo il percorso che avevamo scelto e lavoreremo in piena autonomia». Augusto Rocchi, segretario provinciale del Prc, molto critico verso Veronesi, ripete che il candidato sindaco dovrà abbracciare il programma che uscirà dal Cantiere: per noi è chiaro che la politica di Albertini è fallimentare come quella sanitaria di Formigoni». A dare pieno sostegno al professore è rimasto Nando Vertemati dello Sdi: «Veronesi è il candidato del nostro partito». Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, ieri sera alla festa dell’Unità, ha bacchettato il centrosinistra: «Non può permettersi di fare il tiro al piccione su Veronesi: è uno “sputtanamento” del centrosinistra non solo a livello milanese ma anche nazionale. Speriamo che nelle prossime ore si possa ricucire lo strappo, ma sicuramente l'inizio non è stato promettente».