L’Unione s’infuria e invoca la par condicio Un commissario dell’Authority: tutto ok

Savarese, componente dell’Autorità garante: da Mediaset nessuna violazione

Anna Maria Greco

da Roma

Già il viaggio in Usa di Silvio Berlusconi l’avevano visto come il fumo negli occhi, ma per quelli dell’Unione la diretta di Canale 5 del discorso del premier al Congresso americano è stato davvero troppo. E sono esplose le polemiche, culminate nell’appello dei Ds per la convocazione urgente dell’Autorità per le comunicazioni. «È un vero e proprio spot elettorale - dice la nota della Quercia - che Canale 5 mette a segno in dispregio di ogni regola di par condicio in vigore per la campagna elettorale italiana».
Una prima risposta dall’Authority arriva dal commissario Enzo Savarese: «Da parte del Tg5 non c’è stata nessuna violazione della par condicio». E critica alcuni colleghi, succubi di «una concezione stalinista dell’informazione», che hanno chiesto la riunione urgente. Forse punto nel vivo un altro commissario, Michele Lauria, si meraviglia che Savarese abbia anticipato «un giudizio che deve essere ancora espresso» e fa presente che l’intervento del premier è stato replicato su Rete4. A Torino i giornalisti riferiscono a Romano Prodi che per qualcuno la sua presenza nella città delle Olimpiadi viola la par condicio. «In questo momento - risponde il leader del centrosinistra - c’è una trasmissione in diretta da Washington che viola la par condicio da ore». E aggiunge di non essere venuto in cerca di telecamere, ma «a ringraziare le persone in carne ed ossa e nel modo più discreto».
Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, respinge gli attacchi: «Ma quale violazione, ma quale spot elettorale! Il Tg5 ha esercitato, più che un diritto, un sacrosanto dovere di cronaca». Si tratta, spiega, di un «atto dovuto» data l’eccezionalità dell’evento: in sessant’anni, prima di Berlusconi, solo sei tra capi di Stato e di governo italiani sono stati invitati al congresso Usa. Sono state applicate, sottolinea, «in modo rigoroso leggi e regolamenti sulla par condicio».
Non la pensano così due membri del centrosinistra nella commissione di Vigilanza sulla Rai, Enzo Carra della Margherita e Beppe Giulietti dei Ds. Chiedono lo stesso trattamento per i prossimi incontri internazionali di Romano Prodi, Piero Fassino e Francesco Rutelli da parte dell’ammiraglia Mediaset. «Questo è un megaspot, la dimostrazione più evidente della natura elettorale del viaggio negli Usa, a poco più di un mese dalle elezioni e a Camere sciolte», afferma Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi e segretario della Commissione. Giulietti precisa che lo scandalo non è limitato dal fatto che i vertici di Mediaset «per salvarsi l’anima, hanno pensato bene di organizzare un salottino che dovrebbe commentare un evento mediatico con un evidente scopo propagandistico». Il direttore del Tg5, Carlo Rossella, ha infatti difeso la sua scelta «di carattere istituzionale», dicendo che la par condicio è «garantita» dalla partecipazione pluralista al dibattito in studio.
Non c’è solo la diretta di Canale 5, ricorda il ds Esterino Montino, ma anche «telegiornali che si dilatano di un’ora su Rete4». Insomma, sulle reti Mediaset «sta avvenendo di tutto pur di dare spazio al proprietario Berlusconi». E si chiede: se si trattava di visita istituzionale, perché non è stata la Rai a trasmetterla? Perché, si risponde, la commissione di Vigilanza «difficilmente avrebbe avallato una decisione in palese contrasto con la par condicio». «E poi dicono che non esiste il conflitto d’interessi», commenta sarcastico Pino Sgobio del Pdci.
La replica della Cdl è altrettanto beffarda. «Sono sicuro - dice il ministro di An Francesco Storace - che ci sarà una diretta televisiva non appena Prodi si recherà a Cuba assieme a Oliviero Diliberto». E il sottosegretario di Fi Jole Santelli ironizza: «Forse i leader della sinistra hanno ricevuto un invito a parlare dinanzi al Congresso degli Stati Uniti d’America, alla Duma di Mosca o a Westminister?».