L’Unione s’inventa il Supercomune

da Milano

Il Consiglio dei ministri cerca di mettere ordine nella giungla del Titolo V della Costituzione, quello che il centrosinistra approvò a strettissima maggioranza nel 2001. E per farlo approva quello che battezza un po’ ottimisticamente come il «codice delle autonomie», uno schema di legge messo a punto dai ministri Giuliano Amato (Interni) e Linda Lanzillotta (Affari regionali) che conferisce al governo la delega ad individuare e ripartire le funzioni amministrative che spettano a Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato e a disciplinare l’ordinamento di Roma capitale.
La materia è intricata e complessa. Ma se tutto andrà in porto potrebbe portare alla costituzione di nove città metropolitane che (in teoria) potrebbero prendere il posto di altrettante province: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli. Una decisione che fa alzare il calice della vittoria a Walter Veltroni che saluta «un giorno importante per Roma». Peccato che lo stesso faccia anche il presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, che, manco a dirlo, dice chiaro e tondo che «la Provincia di Roma rimarrà, anzi avrà maggiori poteri». E mentre protesta il presidente della Provincia di Bari, Vincenzo Divella, per l’inclusione del capoluogo pugliese nelle aree metropolitane esulta il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, per il quale «Roma e Milano saranno capofila di questa innovazione istituzionale improntata alla semplificazione e all’efficienza». Il centrodestra, a sua volta, resta freddo e scettico, mentre la Lega parla di «una riformetta».
Il quadro, insomma, è frastagliato e un po’ schizofrenico. Anche se a fare chiarezza dovrebbe essere, appunto, il Codice delle Autonomie che dovrebbe definire il nuovo assetto. Queste le linee guida: per i Comuni vengono identificate come funzioni fondamentali i compiti amministrativi che incidono direttamente sulla vita dei cittadini e soddisfano bisogni primari della collettività amministrata. Le Province, invece, avranno competenza esclusiva nei compiti e funzioni di area vasta: programmazione e coordinamento di attività e servizi attinenti il governo e la gestione del territorio. Per definire l’ambito ottimale per l’esercizio delle funzioni conferite alle Province è inoltre prevista una revisione delle circoscrizioni provinciali per ottimizzare il rapporto tra estensione territoriale e popolazione residente. Le Regioni, a loro volta, avranno nuovi compiti legislativi: disciplineranno l’esercizio delle funzioni degli Enti locali, nell’ambito delle loro competenze; potranno trasferire agli Enti locali le proprie competenze; razionalizzeranno e semplificheranno i livelli amministrativi locali.
Il Codice delle autonomie prevede, poi, che nascano nove città metropolitane e scompaiano le Province. I presidenti delle Province non sembrano però preoccupati di sparire, sono convinti che la loro istituzione continuerà a esistere e, anzi, sarà rafforzata: che cioè la Provincia finirà per vincere la corsa alla sopravvivenza e a svolgere ruoli e funzioni di città metropolitana. I sindaci non sembrano concordare con questa interpretazione, ma evitano di esporsi. Per ora. La questione, naturalmente, è resa più delicata dai colori politici, spesso diversi, delle maggioranze politiche che governano città e Province. Saranno i decreti delegati a fare chiarezza.