«Ma con l’Unione si rischia grosso»

«Il programma di Prodi va in direzione opposta agli interventi chiesti dalle istituzioni internazionali»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il programma dell’Unione va in direzione opposta ai cambiamenti chiesti dal Fondo monetario internazionale e rischia di smantellare le riforme del governo Berlusconi in tema di lavoro e previdenza. È quanto sottolinea il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, auspicando che l’Italia possa agganciare la ripresa internazionale sulla base di politiche economiche condivise e non sbilanciate sulle posizioni di estrema sinistra .
Sottosegretario, l’Istat ieri ha certificato che fatturato e ordini dell’industria non vanno male.
«Il quadro congiunturale e tendenziale conferma una serie di andamenti che nel corso della prima parte dell’anno sono stati positivi, seppur altalenanti. Gli indici di fiducia e l’andamento delle esportazioni nei Paesi extra Ue sono segnali incoraggianti. Da ciò che noi faremo nell’arco dei prossimi mesi dipenderà una revisione al rialzo o al ribasso della nostra crescita economica».
Si riferisce all’ultimo Outlook dell’Fmi.
«L’Fmi ha fatto previsioni a politiche invariate scontando un certo scetticismo sulla situazione istituzionale italiana. Se ci saranno politiche pubbliche adeguate, si potranno correggere le stime al rialzo. Se invece dovessimo avere un governo che si preoccupa di soddisfare le componenti ideologiche di sinistra, mortificheremmo questa possibilità».
Il direttore del Fondo, Rodrigo de Rato, ha detto che «la situazione italiana è problematica e bisogna agire subito».
«Rato ha sempre dichiarato che l’Italia deve portare avanti il cammino delle riforme. Infatti ha molto apprezzato gli interventi del governo Berlusconi su lavoro e pensioni. Ora bisogna pensare a liberalizzare i servizi pubblici e ad agganciare i salari alla produttività. L’ultima edizione dell’Outlook dell’Fmi indica soluzioni rispetto alle quali il programma di governo dell’Unione va in senso opposto».
Qual è la soluzione?
«Bisogna agganciare la ripresa internazionale perché la priorità è la crescita del Pil. L’Italia ha ancora una volta una possibilità, ma potrebbe essere l’ultima. Questo giustificherebbe una condivisione delle cose che si devono fare».
Quali potrebbero essere le aree di intervento sulle quali si potrebbe trovare una soluzione comune?
«I risultati elettorali sono sfavorevoli a chi pensa di governare con un solo parlamentare in più. La riforma dei servizi pubblici locali, le grandi scelte di politica energetica e la riduzione del costo del lavoro non si possono fare con un governo calibrato sulle posizioni della sinistra e della Cgil».
Come si può intervenire sul costo del lavoro?
«La Finanziaria 2006 già prevede altri due punti in meno di cuneo fiscale nei prossimi due anni. Ulteriori riduzioni si possono fare agendo sui premi Inail e incentivando i contratti rivolti ai giovani e alle donne».