L’Unione si scopre disunita anche sulla sicurezza di Pré

I dipietristi tuonano contro il resto della maggioranza. Pizzolo (An): «Il centro storico è ormai invivibile»

Via Pré, diario quotidiano: scippi, furti, rapine, morti per droga, scorribande di teppisti. Ieri, un pattuglione della polizia, con la collaborazione della Guardia di Finanza, ha portato all'identificazione di ventuno persone, due cittadini stranieri sono stati trasferiti in questura a disposizione dell'ufficio immigrazione. I residenti onesti sono esasperati, i commercianti, che hanno resistito finora facendo presidio anche a costo di rischi personali, lanciano l'ultimatum della disperazione alle autorità: «Fate qualcosa, non si può più andare avanti così». E a loro si unisce - è storia di questi giorni - l'accorato appello di don Rinaldo Resecco, parroco di san Sisto. Ma la risposta di Regione e Comune all'emergenza-sicurezza ha il sapore amaro della beffa: i finanziamenti decisi a suo tempo dalla giunta di centrodestra guidata da Sandro Biasotti per l'installazione di telecamere nei punti più delicati della città vecchia sono stati tagliati del 70 per cento dall’attuale amministrazione di centrosinistra. In compenso, via libera a una serie di iniziative che, nelle intenzioni degli amministratori di via Garibaldi e De Ferrari, dovrebbero servire - sentenziano le delibere - a «migliorare le condizioni ambientali e sociali della zona di degrado urbano», «promuovere interventi in un ambito maggiormente esposto al rischio di criminalità diffusa e dove è forte l’insicurezza per i residenti e i fruitori», e «prevedere l’installazione di sistemi di sicurezza attivi e passivi finalizzati al controllo delle aree e delle attività a rischio». Solo che, per dare seguito a questi ottimi propositi, Regione e Comune hanno privilegiato il ricorso a organismi e associazioni di varia umanità, che non sembrano proprio orientati nella direzione voluta da don Rinaldo, commercianti e residenti. «È di sconcertante gravità - tuona Gianni Plinio, capogruppo di An in consiglio regionale - che si vadano a foraggiare interventi risibili e dubbi, come quello della Casa dei mugugni in via San Giorgio (costo: 21mila 400 euro!) o della cosiddetta Casa di Quartiere, in vico della Croce Bianca (100mila euro), senza contare l’incredibile prospettiva di apertura delle narcosale, a tutti gli effetti luoghi di libero uso e abuso di sostanze stupefacenti, che alcuni partiti della maggioranza vorrebbero al più presto».
Ma è scorrendo l’elenco della «rete di associazioni che hanno aderito al Contratto di quartiere, collaborando a definire i contenuti dell’attività della Casa di Quartiere, e hanno manifestato l’intenzione di partecipare alla gestione della stessa» che si resta a dir poco allibiti. A queste strutture, oltre tutto, vanno sostanziosi contributi a fronte della loro «partecipazione attiva» al Piano della sicurezza. Si parla, cogliendo fior da fiore, di Azione Trans Crisalide, Arci Gay «L’approdo», Arcilesbica «Le ninfe», che affiancheranno l’Associazione interetnica e antirazzista “3 febbraio“, la Coop «La Comunità», l’Uisp Olimpic Magreb, l’Associazione «Le arie del tempo». C’è anche «Rosa Ghetto telestreet», la televisione di quartiere modello no global, che diffonde programmi di informazione a livello di zona, precisa il progetto, «con gli abitanti come attori protagonisti oltre che utenti», e si caratterizza, sempre secondo i pensatori schierati rigorosamente a sinistra, come «potente fattore di mobilitazione di energie sociali e culturali».
«Non è così che si dà aiuto e solidarietà - insiste Plinio - a persone come don Rinaldo e alle esigenze dei cittadini. Il Comune e la Regione dovrebbero vergognarsi». Rincara la dose Milena Pizzolo, capogruppo di An nella Circoscrizione Centro Est, secondo cui «fin dal 2003 abbiamo portato all’attenzione l’urgenza di provvedere alla sicurezza di Pré e, più in generale, del centro storico. Il Consiglio aveva approvato la proposta, ma la maggioranza non ha fatto nulla per concretizzarla. E' una responsabilità che oggi la sinistra deve assumersi, quella di non essersi fatta carico né portavoce, presso le istituzioni e le forze dell'ordine, dei problemi che affliggono la città antica. In nome di un distorto principio di tolleranza, la sinistra ha solo contribuito a rendere invivibile il centro storico».
Ma a prendere le distanze non è solo l’opposizione: durissima suona, in questo senso, la reazione di Italia dei Valori, che, in merito alla protesta degli abitanti di via Pré, parla apertamente di «ennesima prova della fallimentare politica della sicurezza che da anni è stata messa in atto in città». La segreteria provinciale del partito di Antonio Di Pietro sottolinea in una nota diffusa ieri di aver «più volte denunciato lo stato di degrado estremo di interi quartieri e lanciato l’allarme sull’aumento dei reati e sul sempre minore controllo del territorio». Tutto questo senza che sia stato fatto granché, «in nome di un falso garantismo che non garantisce nessuno». Salvo forse qualche manciata di voti da parte degli amici candidati a gestire i progetti-sicurezza.