L’Unione taglierà le «sue» tasse. Col trucco

Mario Baldassarri

In Parlamento la Casa delle Libertà lo sta «gridando» da mesi: questa Finanziaria di tutte tasse e niente tagli ammazzerà la crescita economica e non risanerà il deficit pubblico. Ora è arrivato anche il cartellino giallo dell’Ocse che sostanzialmente ha detto le stesse cose. Ma il ministro dell’Economia ha fatto sapere che l’avvertimento dell’Ocse non conta, che a via XX Settembre si usano altri metodi di calcolo. Insomma, l’ennesima negazione dell’evidenza giunta dopo che il viceministro Visco, per placare l’ira di tutti gli italiani, aveva «azzardato» la possibilità di tagliare le tasse in futuro, dopo averle però cospicuamente aumentate nel presente.
Una mossa, quella del promettere meno tasse, che, oltre ad essere impossibile per una Finanziaria talmente depressiva, nasconde un banale trucco contabile. Se, infatti, il deficit sarà più contenuto del previsto, questo lo si dovrà ai 28/29 miliardi di entrate fiscali in più (ulteriore controprova che i conti del centrodestra erano in ordine) recuperati nel 2006. Ma di questi, il governo Prodi ha considerato come «strutturali» soltanto 5 miliardi e li ha così scritti nei dati del 2007, tenendosi come riserva almeno altri 10 miliardi di entrate in più del 2006 che possono essere tranquillamente considerati strutturali anche nel 2007. Dall’altra parte, l’esecutivo ha «promesso» per iscritto che dalla sua lotta all’evasione ricaverà 8 miliardi di tasse in più nel 2007, cosa che la stessa Ocse reputa impossibile laddove dice che con aliquote più elevate e un sistema fiscale poliziesco l’evasione aumenterà. Ma quando il viceministro Visco ha raccontato «la favola» della lotta all’evasione che sta già dando buoni risultati nell'immediato e che l’anno prossimo ne darà ancora di più, si è svelato l’arcano: spacciare come un successo di questo governo sull’evasione fiscale quegli introiti in più che invece sono ormai strutturali e conquistati grazie alle politiche del precedente governo di centrodestra.
Sta di fatto però, che la Finanziaria di Prodi è e rimarrà un brutto colpo per le prospettive economiche e sociali del Paese. Oltretutto fatta passare senza la minima discussione, con il governo che, pur senza imporre, apparentemente, la fiducia, come ha fatto per il decreto fiscale, ha messo il bavaglio in bocca a tutti i senatori della maggioranza. E senza discussione, a sinistra nessuno si è accorto che questa manovra, se fosse presentata come relazione al bilancio di una qualsiasi Spa quotata in Borsa, configurerebbe reati di false comunicazioni sociali e falso in bilancio. Ed è facile spiegare perché. Lo stesso ministro dell’Economia infatti ha smascherato le bugie della sinistra sullo sfascio dei conti pubblici e dell’economia italiana attribuiti al precedente governo. Padoa-Schioppa ha ammesso che per rispettare i parametri europei sul decifit bastavano 15 miliardi. Eppure il governo è andato avanti e ha presentato una manovra da almeno 41 miliardi di euro (i 35 della Finanziaria più i 6 del decreto Visco Bersani di luglio).
Perché? Semplice: perché questa non è una legge finanziaria, ma è una manovra di potere politico che, aumentando le tasse per tutti di 35 miliardi, serve solo a finanziare gli aumenti di spesa corrente concentrati nei ministeri «romani» del governo centrale. Per di più succhiando risorse anche agli enti locali. Soldi però necessari, dal punto di vista di Prodi, ad accentrare il potere nei ministeri, a garantire un portafoglio di spesa a ogni ministro, che è tale perché sta lì in nome e per conto di uno dei tanti partiti della sua risicata e variegata maggioranza.
D’altra parte però, non si possono nascondere gli effetti negativi di questa Finanziaria. Come si è dimostrato attraverso analisi econometriche nel recente libro Due finanziarie a confronto dell’Associazione Economia Reale, in edicola insieme a Il Riformista, questa Finanziaria taglia di un punto percentuale lo sviluppo del Paese e ammazza la ripresa in atto. Poi perché introduce un sistema fiscale regressivo: infatti pagheranno di più i redditi medio bassi che, a fronte di modesti sgravi Irpef (ma solo per redditi tra 1.000 e 1.500 euro netti al mese), dovranno subire aumenti di tasse locali quali le addizionali e l’Ici che pesano proporzionalmente di più proprio sui redditi medio-bassi.
Basta allora fare quattro conti per capire già oggi che il governo rischia di dover fare una manovra bis nella prossima primavera. Per il 2007 il deficit vero è infatti «aritmeticamente» 3,4% (e non 2,9 come dice il governo) considerando lo scippo di 6 miliardi di Tfr che invece rappresenta un palese falso in bilancio quando il governo trasforma un debito, che passa dalle imprese all’Inps, in una entrata calcolata come riduzione del decifit. Per di più se si aggiunge un ulteriore 0,5% di deficit causato dalla frenata indotta sulla crescita dell'economia, il deficit tenderà a sfiorare il 4% del Pil. E allora altro che taglio delle tasse. Questo centrosinistra sarà solo responsabile, per colpa della sua ideologia e della sua malafede, del blocco dell’economia italiana proprio sul trampolino di lancio dove l’aveva portata il governo precedente.
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