«L’Unione teme di perdere l’egemonia culturale»

Il presidente del Senato, Pera: sta per sgretolarsi il rapporto privilegiato tra sinistra e mondo cattolico

Anna Maria Greco

da Roma

Perchè tanta agitazione nell’opposizione e non solo su un presunto rapporto preferenziale tra Marcello Pera e il Papa o il cardinale Camillo Ruini? Dopo il meeting a Norcia di Magna Carta il presidente del Senato si sente attaccato e decide di fornire la sua interpretazione ad un’offensiva che riguarda il tema, centrale in Italia, delle relazioni tra religione e politica.
La sinistra, dice Pera, teme di perdere l’«egemonia culturale» che ha esercitato sul dialogo con il mondo cattolico. Nella sua lettera aperta ai membri di Magna Carta, la fondazione di cui è presidente onorario, il numero uno di palazzo Madama non fa riferimenti politici precisi ma sembra spiegare così anche il travaglio nell’Unione sui temi cari Oltretevere, con Romano Prodi che si trova a mediare tra le diverse anime della minoranza riguardo a problemi come la fecondazione artificiale, i Pacs e ora la revisione del Concordato, pretesa da Sdi e Radicali. Sono segnali della fine del monopolio dei rapporti con i cattolici che per anni l’opposizione ha coltivato, di cui parla Pera?
«Oggi questa egemonia - scrive -, questo blocco, questo macigno, vacillano e stanno per sgretolarsi. Già un Papa (Giovanni Paolo II) che parlava alle folle più che alla gerarchia aveva messo in crisi l'edificio. Ora il castello rischia di farlo crollare un altro Papa (Benedetto XVI) intransigente sulla dottrina ma pensoso, curioso del mondo anche se non disposto a troppi compromessi con esso».
Joseph Ratzinger, che già da cardinale aveva con il presidente del Senato una particolare sintonia, ha inviato un messaggio, letto dallo stesso Pera, al meeting di Norcia su «Libertà e laicità» del 15 ottobre scorso. E sembra aver dato fastidio a molti.
Nella lettera pubblicata sul sito di Magna Carta il presidente del Senato risponde alle critiche di diversi intellettuali e giornalisti come Eugenio Scalfari e Sergio Romano, Piero Craveri e Massimo Teodori. E reagisce accettando la sfida. «Che cosa mai abbiamo fatto noi di Magna Carta? - si chiede Pera - Ci siamo convertiti al cattolicesimo? Non sarebbe uno scandalo, ma non mi pare sia il caso. Abbiamo deciso di fare carriera politica grazie all'aiuto di Papa Ratzinger, del cardinal Ruini, di qualche vescovo? Non è vero neanche questo». La ragione di tante polemiche, allora, sarebbe un'altra. «Il cattolicesimo in politica - sostiene il presidente del Senato - si è collocato prevalentemente a sinistra e, quel che è ancora più rilevante, il dialogo con i cattolici è stato monopolizzato dalla sinistra. Si è trattato di un fenomeno di egemonia culturale: dire dialogo tra laici e cattolici equivaleva a dire dialogo tra la sinistra e i cattolici. Dire impegno cattolico era lo stesso che dire impegno sociale a sinistra. E, con poche rilevanti eccezioni, dire intellettuale cattolico voleva dire intellettuale di sinistra». Di qui la paura che questa situazione possa finire, che la Chiesa trovi interlocutori diversi.
«Questo è lo scandalo vero - secondo Pera - per i nostri accusatori. Per quelli di sinistra, perché gli toglie il monopolio dell'egemonia e li obbliga a mettersi di nuovo sul mercato delle idee. Per quelli di destra, perché gli rompe il giocattolino storico della “libera Chiesa in libero Stato”. E per quelli che non sanno più dove stanno e perché ci stanno, perché gli manda in rovina le pigrizie anticlericali e laiciste e le inerzie liberali che avevano succhiato col latte». Ma, avverte il presidente del Senato, noi accettiamo il confronto e le dispute. «Sarà una battaglia lunga e stavolta la vittoria non è più assegnata a tavolino. Finalmente, tutti devono sudare».