«L’Unione tradisce Onu, Nato e i nostri militari nel mondo»

L’ex ministro della Difesa: «Il ritiro dall’Irak è una vergogna»

Mario Sechi

da Roma

Dalla guerra di Troia alla guerra di Kabul. L’intervista con Antonio Martino comincia dall’Eneide: «Timeo Danaos et dona ferentes». L’ex ministro della Difesa usa le parole pronunciate da Laocoonte ai troiani per convincerli a non fare entrare il cavallo nella città. Perché se era giusto «temere i greci anche quando portano doni», del governo che ha deliberato il rifinanziamento della missione in Afghanistan all’unanimità mentre nell’Unione volano gli stracci, è bene diffidare.
Onorevole Martino, cosa ne pensa del decreto proposto dal governo?
«Il fatto che sia stato approvato all'unanimità mi fa sorgere qualche sospetto, il decreto non l’ho ancora letto, ma comunque presto lo vedremo. Il problema è un altro: questo decreto, indipendentemente dal suo contenuto specifico, incorpora una decisione vergognosa. Cioè la fuga dall'Irak e il tradimento delle Nazioni Unite proprio quando l'Irak comincia ad avere qualche possibilità di successo, perché il processo politico e democratico si è concluso con grande rapidità con la formazione del governo».
Questo era nel programma elettorale dell’Unione. Evidentemente conta di più l’equilibrio interno.
«Con questa decisione hanno dilapidato la credibilità che l'Italia si era conquistata faticosamente in cinque anni di governo Berlusconi. Hanno tradito i nostri militari, perché li hanno trattati come se fossero truppe d'occupazione e invece è evidente a tutti che facevano ben altro».
Ritiro dall’Irak, niente aerei da caccia Amx in Afghanistan. Anche la nostra presenza nella Nato è menomata?
«I caccia Amx erano già partiti, venivano usati come ricognitori. Quello che la Nato ora ci chiede - e loro rispondono picche tradendo anche la Nato - è che possano essere utilizzati nel Sud dell'Afghanistan non solo come ricognitori, ma anche nelle azioni di contrasto ai talebani».
Pare che Prodi abbia spiegato le ragioni del no al segretario generale della Nato.
«Ha detto no semplicemente perché ha ceduto alla sua sinistra. Non è chiaro se la sinistra continui a credere - come ha creduto per decenni - che l'Italia debba andarsene dalla Nato e la Nato dall'Italia, oppure se siano disposti ad accettare i doveri che conseguono dall'appartenenza a un'alleanza come la Nato».
A proposito di doveri: l’Italia partecipa alla missione in Afghanistan anche in virtù dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico che è diventato operativo dopo l’11 settembre 2001?
«Certo, la nostra missione è figlia dell'articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, ma non solo. La missione Isaf è delle Nazioni Unite, partecipano alla missione Isaf i Paesi dell'Unione Europea, in massa. Germania e Francia e Spagna hanno grosse responsabilità di comando all'interno della missione Isaf. A noi è stato dato l'onore di comandare l'intera missione Isaf. Ora il segretario generale Jaap de Hoop Scheffer ci chiede di appoggiare la decisione presa dal vertice Nato di allargare la missione a tutto il territorio dell'Afghanistan e quindi anche al Sud e il governo italiano... si dà».
Con quali conseguenze?
«Ho ricevuto il Dvd che la Nato ha prodotto sull'incontro del 9-10 febbraio scorso, quando 34 ministri della Difesa si riunirono a Taormina per l'incontro dei 26 Paesi aderenti alla Nato e gli Stati arabi, più Israele, aderenti al Dialogo Mediterraneo. Nel Dvd il segretario generale dice esplicitamente che c'è l'accordo affinchè la Nato allarghi le sue operazioni all'intero territorio dell'Afghanistan e quindi anche al Sud. Un impegno internazionalmente sottoscritto da tutti questi Paesi e che l'Italia ora vuole disattendere. Il segretario generale della Nato, inoltre, nell'aprire i lavori riconosce che l'Italia aveva, allora, un ruolo di primissimo piano come Paese contributore delle missioni Nato. A questo ruolo evidentemente il governo di centrosinistra vuole rinunciare».
La Difesa ha problemi di bilancio. Con questo governo sarà ridotta ulteriormente la spesa militare?
«Dopo averci criticato violentemente - e non senza ragione - perché dedicavamo soltanto un po' meno dell'1 per cento del Pil alla Difesa, penso che ridurranno ulteriormente i finanziamenti. Conoscendo le sinistre, non credo che andranno a tagliare lo Stato sociale».
Finmeccanica fornirà gli elicotteri anche alla Royal Navy, la marina britannica. Con questo governo l’industria militare rischia?
«Pensi alla decisione storica della presidenza degli Stati Uniti di comprare 200 nostri elicotteri: non è passata neppure al vaglio del Congresso. Quando la Beretta vinse la gara per fornire le pistole all'esercito americano, il Congresso mise il veto tre volte. Noi, spero di non svelare un segreto di Stato, nella partecipazione al Gse, per la prima volta siamo stati convocati nella fascia dei paesi preferiti assieme all'Inghilterra. Questo perché il governo americano si fidava e quindi era disposto a dividere i segreti della tecnologia sensibile con noi, non con un governo come questo».
Cosa deve fare il centrodestra di fronte al dilemma del rifinanziamento delle missioni e il soccorso al claudicante governo Prodi?
«Credo che tutta la Casa delle libertà lo debba votare, però dicendo una cosa: votiamo per amore dell'Italia, ma la fuga dall'Irak è un'offesa all'onore del nostro Paese, un oltraggio all'onore delle Forze Armate».
Quali saranno i contraccolpi sulle relazioni Italia-Stati Uniti?
«Gli Stati Uniti hanno con l'Italia un'amicizia storica consolidata che è sopravvissuta ai cambiamenti della nostra politica, alcuni anche radicali. L'amicizia tra Italia e Stati Uniti non è in discussione. Si rendono conto che il governo è cambiato e che c'è una metà dell'Italia che questo cambiamento non lo desidera. Dubito che a livello governativo, si possano avere gli stessi rapporti di amicizia e collaborazione che abbiamo avuto nei cinque anni di governo del centrodestra».
Il governo inglese è pronto a inviare più mezzi in Afghanistan e chiede un maggiore impegno dei Paesi Nato. Ci saranno problemi anche con Tony Blair?
«Che cosa bisogna pensare di una sinistra di cui fa parte qualcuno che ha chiesto di cacciare Blair dall'Internazionale socialista? Di una sinistra che ha preferito al laburista Blair il conservatore Chirac, di una sinistra che aveva come riferimento il socialdemocratico Schröder che ora lavora per Gazprom? Questi non sono sinistri reali, sono sinistri immaginari. Più che sinistri, sono sinistrati perché gli è caduta addosso la storia, sono sinistrati dalla storia».