L’Unione va in fumo sulle «narcosale»

Il presidente Ronzitti infuriato: «Non si può litigare su ogni questione etica»

(...) è stato costretto a sospendere la seduta, digrignando che mica è possibile, che la maggioranza si spacchi ogni volta che si parla di questioni etico-morali. E invece. Ieri per una giunta che si è ricompattata dopo mesi di liti sulla sanità, approvando lieta 5 milioni di assestamento di bilancio proposti dall’assessore GB Pittaluga a copertura dei tagli a tutti gli assessorati resisi necessari per evitare la stangata fiscale del governo, la maggioranza è andata in pezzi.
Il primo a tentare una via d’uscita dall’imbarazzo, sinistra di qua centro di là, è Nino Miceli dei Ds, che butta lì la proposta di rinviare la discussione in commissione perché «la delicatezza del tema merita un’approfondimento». E sia, è stata l’apertura dell’opposizione, «ma solo se il problema verrà affrontato alla prima riunione utile - ha detto Matteo Marcenaro della lista Biasotti -, perché non si può rinviare sine die una questione così importante, visto che siete al governo da un anno e mezzo e non ve ne siete mai occupati». Nessuno se la sente di prendere un simil impegno ed è il fuggi fuggi. Roberta Gasco dell’Udeur si piazza al bar della bouvette decisa a non rientrare: «La mia è una scelta politica». La stessa cosa fa Patrizia Muratore dell’Italia dei Valori: «Tanto mi asterrei». Luigi Patrone di Gente della Liguria ha da fare in corridoio, poi riceve una telefonata, insomma si perde il momento del voto. La Margherita, ormai è un classico, si divide a metà: dentro all’aula Claudio Gustavino e Massimiliano Costa, fuori dall’aula Rosario Monteleone e Giovanni Paladini, ma lì i problemi sono altri, questione di lotte di potere. I Ds, che invece son rimasti a presidiare il fortino e a combattere il nemico se la prendono a male: «Noi siamo sempre presenti, i nostri alleati sarebbero dovuti restare con noi - sbotta Veschi -. I Ds non possono sempre subire i problemi interni degli altri e non possono stare sempre qui ad aspettare». Qualcuno propone una riunione di maggioranza, Veschi non ci vede più: «Ma che se la facciano fra di loro la riunione». Miceli fa la ramanzina a Patrone: «Se stiamo tutti in aula almeno evitiamo brutte figure, poi voi potete anche astenervi».
Inferocito anche Ronzitti, che certa indisciplina la patisce parecchio: «Ormai è come scoprire l’umidità nel pozzo: non è la prima volta che su materie delicate che impongono scelte di coscienza o riflessioni etico-morali, nella maggioranza si manifestano dissensi o difficoltà». Epperò i consiglieri sarebbero dovuti restare al loro posto: «Le assenze rispondono più a una scelta che a una disattenzione. Il regolamento consente di restare in aula e astenersi o non votare». Ecco. Invece quelli se ne sono usciti, e quando il centrodestra s’è accorto che non c’era il numero legale non ha mancato di abbandonare anch’esso l’aula, per sottolineare ancor più la spaccatura fra gli avversari.
Quando i lavori del consigli riprendono, la mozione di An viene bocciata, ma Patrone si astiene e Gasco non molla il rifugio al bar, mentre viene approvato all’unanimità l’ordine del giorno di Fabio Broglia dell’Udc che rinvia la discussione in commissione. «Dovevano solo respingere le narco sale quale linea di indirizzo della Regione e non l’hanno fatto» attacca Francesco Bruzzone della Lega Nord. «Bocciare la mozione di An non significa volere le narcosale» ribatte la maggioranza. Infierisce Plinio: «Intanto la maggioranza s’è platealmente spaccata, con la presa di distanza dei moderati del centro-sinistra dalla sinistra radicale. È di sconcertante gravità che, bocciando il nostro documento, la Regione manifesti disponibilità ad autorizzare l’apertura di narco sale. E proprio in Liguria, che da una recente indagine risulta al primo posto in Italia per consumo di droghe».