L’Unione vuol epurare la Rai: ecco tutti i direttori a rischio

Per il posto di Meocci (dg) si scalda Cappon. Del Noce e Mimun i primi a saltare, torneranno Biagi e Santoro

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Lo spoils system si può concepire per i vertici delle aziende, ma ciò che non si può fare è massacrare la pubblica amministrazione con cambiamenti continui per assumere gli amici degli amici». Romano Prodi, al convegno di Confindustria a Vicenza, aveva promesso che l’Unione, una volta al governo, non avrebbe promosso ribaltoni. Certo, di buone intenzioni è lastricata la strada verso l’inferno, ma il Professore era stato categorico anche se ancora ignaro di doversi confrontare con la madre di tutte le lottizzazioni: le nomine Rai.
Il centrosinistra, però, ha subito messo le mani avanti. L’ex direttore dell’Unità, Furio Colombo, qualche giorno fa ha ripetuto che la Rai non va lottizzata dall’Unione ed «è giusto desiderare che persino il conduttore della trasmissione di Radiouno Zapping (Aldo Forbice, ndr) che ha passato cinque anni a svillaneggiare in diretta chiunque osasse mostrarsi anche cautamente ostile a Berlusconi resti al suo posto». La piccata risposta del diretto interessato («Forse Colombo è infuriato perché non l’ho mai invitato alla mia trasmissione») non chiude la questione che, secondo quanto ha ricostruito il Giornale, può essere sintetizzata in questi termini.
Il dopo-Meocci. La pronuncia dell’Authorithy tlc sull’incompatibilità dell’attuale direttore generale, Alfredo Meocci (in quanto ex consigliere dell’Autorità), ha accelerato i tempi del cosiddetto «Rai-baltone». Il presidente ds dell’azienda, Claudio Petruccioli, ha subito cercato di far passare la nomina di Claudio Cappon, ma il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, forte del suo ruolo di azionista unico ha stoppato l’iniziativa e ha fatto slittare l’assemblea al 15 giugno. Il ricorso al Tar di Meocci, che sarà discusso il 6 luglio, potrebbe determinare, in caso di accoglimento e di contestuale nomina di un nuovo dg, la convivenza di due supermanager con lo stesso ruolo. Fino al 15 giugno, perciò, si cercherà di convincere Meocci ad accettare un incarico gradito e non sottoposto alla vigilanza dell’Authority. Le ipotesi sono due: la presidenza di Rai Corporation, la controllata di diritto americano, oppure la presidenza di Rai Cinema che Meocci non disdegnerebbe. Risolta la querelle, si potrà designare il nuovo dg. In pole position c’è sempre il prodiano Cappon al quale potrebbero essere affiancati tre vicedirettori generali (con due posti assegnati al centrodestra). Più defilati ma con qualche chance ci sono Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria, prodiano doc e desideroso di tornare a Viale Mazzini, e Antonello Perricone, attualmente all’editrice de La Stampa. Più basse le quotazioni di Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational, e di Pier Luigi Celli, ex dg della Rai e ora alla Luiss.
Giri di valzer. Frenare gli appetiti di Ds e Margherita e dei loro adepti sarà difficile. La nuova maggioranza pretende due direzioni di rete e due telegiornali. A Raiuno Fabrizio Del Noce e Clemente J. Mimun sono in partenza ma la loro uscita sarà concordata con il nuovo direttore generale. Prodi e Dl vorrebbero al Tg1 un loro fedelissimo. Il candidato ideale sarebbe l’attuale direttore di Raitre, Paolo Ruffini, mentre sembra poco probabile che Ferruccio De Bortoli lasci Il Sole-24 Ore per Viale Mazzini sebbene il suo curriculum renda meno «politicizzabile» la sua nomina. Ma i Ds premono per Antonio Caprarica che però non ha l’understatement necessario per guidare il Tg dell’ammiraglia. La Quercia vorrebbe giocare pure la carta Massimo Giannini, il giovane vicedirettore dalemiano di Repubblica, che potrebbe seguire le orme di Marcello Sorgi passato dalla Stampa al Tg1 dopo un breve passaggio a Radio Rai. Raidue dovrebbe salvarsi dalle epurazioni, ma con assetti cambiati. È difficile che la direzione di rete resti al leghista Antonio Marano che potrebbe tornare ai Diritti sportivi, mentre al Tg2 il direttore Mauro Mazza ha il 50% di possibilità di restare al suo posto. Raitre rimarrà un caposaldo dell’Unione.
Indignati speciali. Nella Rai di centrosinistra un posto agli «indignati speciali» del berlusconismo, Enzo Biagi e Michele Santoro, è garantito. A rischio ridimensionamento, invece, è Bruno Vespa che, ricevuto un avvertimento dopo aver ospitato Berlusconi a Porta a porta settimana scorsa, ieri all’Unità ha dichiarato che «l’editore di riferimento è il partito più forte di governo» e ha domandato se abbia senso «indebolire una trasmissione così popolare e dannosa per la concorrenza». In bilico anche il direttore delle Tribune e Servizi parlamentari Anna La Rosa. Basta aggiungere una «s» al cognome e forse uno spazio si trova.