L’Unione vuole nove sindaci a Genova

Par di sentire Umberto Bossi il leader della Lega Nord quando dice che i «partiti romani boicottano la devolution perché i ministeri non vogliono perdere i loro poteri». Invece è Mario Margini il segretario ligure dei Ds e nel mirino ci sono gli alleati tutti. La riforma è già scritta: 9 municipi al posto delle circoscrizioni, con tanto di giunta, presidente scelto con elezione diretta, consiglio e commissioni non solo consultive ma operative. Soprattutto, poteri affidati in via esclusiva, con relativi budget di spesa. Fosse facile. Rifondazione e Verdi di elezione diretta nemmeno vogliono discutere. La Margherita non riesce a mettersi d’accordo. Ieri il centrosinistra ne ha discusso in un convegno voluto da Luca Parodi il responsabile della Margherita per il decentramento. Tanto per cominciare metà dei petali non si sono presentati, c’era l’ala di Giancarlo Mori ma non un consigliere di circoscrizione dell’area di Massimiliano Costa. A frenare ci s’è messo pure il segretario ligure del partito, Rosario Monteleone, secondo il quale va bene l’elezione diretta dei presidenti, ma le funzioni per ora è meglio che se le tengano gli assessori di Tursi, che «decentrare significa investire e non ci sono risorse».
Di altro avviso Parodi e Paolo Striano il segretario genovese della Margherita, secondo i quali decentrare significa risparmiare in procedure burocratiche e indicano come primo passo proprio l’individuazione di competenze esclusive per i nuovi municipi. La strigliata arriva da Margini: «Bisogna almeno darsi un percorso ma qui il nodo è politico e sono i poteri». C’è solo un anno di tempo, poi ci sono le elezioni. Si accettano scommesse.