L’Unire sotto l’assedio di Tar e Consiglio di Stato

Nel panorama certamente non roseo dell’ippica italiana una buona notizia, anzi due: il Tar di Firenze ha di fatto annullato l’attuale convenzione con le società di corse (leggi i contratti economici fra l’Unire e gli ippodromi). Una bocciatura irreversibile, destinata a riproporre e ripensare alla radice il rapporto tra società di corse e l’Unire. Il Consiglio di Stato ha sancito l’illegittimità del «consulente principe» Maurizio Mattii, scelto dal commissario, con la ovvia conseguenza del suo immediato licenziamento. Ritengo siano due buone notizie per i motivi che vado ad esporre: ripartendo da zero si potrà definitivamente chiarire il rapporto Unire-Ippodromi che aveva assunto una dimensione economica e normativa non compatibile con la natura e gli scopi dell’Ente. Riproporrei la parte conclusiva e più significativa di un mio intervento sull’argomento convenzione Unire-società di corse, pubblicato su queste colonne in data 27 febbraio: «Questo meccanismo perverso (la convenzione ndr), di cui è dotata l'Unire, può costituire, in alcuni casi, oltre il 50% della remunerazione totale di un ippodromo, a prescindere dal movimento di scommesse esterno. Abbiamo fatto l'infelice esperienza (sempre e solo a danno del montepremi), dei «minimi garantiti» per le agenzie ippiche, mai pagati, ora abbiamo di fatto i «minimi garantiti» per le Società di corse, tutti pagati e garantiti dall'Unire». La motivazione del Consiglio di Stato parte da un assunto sulla mancanza di legittimazione da parte degli organi dell’unire, in questo caso del segretario generale, di assumere impegni di questa rilevanza, in carenza di una approvazione dell’organo vigilante, il ministero delle Politiche agricole.
Come era possibile ritenere che un atto economico-amministrativo che impegna quasi un terzo del bilancio Unire, potesse essere semplicemente concordato tra le parti senza una approvazione dell’organo vigilante!? In un momento storico, di particolare vicinanza tra l’Unire e il ministero vigilante si fa un po’ di fatica a capire come un atto di tale rilevanza non sia stato preventivamente sottoposto all’esame dei capaci organi giuridici del ministero.
Conoscete la storiella che a pensare male ecc. ecc.: non è che il ministero, probabilmente al corrente della evoluzione relativa alle trattative, riservatamente abbia espresso pareri non favorevoli e quindi si sia pensato di ricorrere alla scorciatoia che ha portato all’esito di oggi?
Il caso del «consulente principe» che aveva assunto, con una buona dose di sicumera e arroganza, una posizione praticamente centrale all’Unire, intervenendo su tutto e su tutti, va stigmatizzato. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto allo stesso una incompatibilità ad esercitare qualsiasi funzione in seno all’Unire, quindi l’esperienza questa volta si è chiusa definitivamente. Il nuovo presidente in pectore dell’Unire è stato nominato, il consiglio pare sia in dirittura d’arrivo, manca la definizione di un posto importante: il segretario generale. Visto l’andazzo, anche il ministro De Castro (che domani ha indetto una conferenza stampa) si sarà reso conto che il posto di segretario generale non può essere ricoperto dall’attuale commissario Guido Melzi. Anche, in considerazione dell’ordinanza del Tar del Lazio del 19/12/2006 che aveva messo un punto fermo sulla incompatibilità con una esplicita dichiarazione.
*consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)