L’Unità accoglie la direttora a pesci in faccia

Polemiche e sospetti sull’arrivo
di Concita De Gregorio. Padellaro
dice addio rivendicando la propria
linea editoriale. Colombo: "In questo
partito non mi riconosco più". Travaglio:
"Avvicendamento
preoccupante".
Ma continua
a collaborare<br />

Nato sulle colonne di Cuore, insuperabile inserto satirico dell’Unità di altri tempi, il personaggio principale del vignettista Sergio Staino si chiama "Bobo". Rappresenta l’archetipo del comunista imbolsito da salamelle e falsi miti: dunque «post» e, delusione dopo delusione, «dem». Generoso e frustrato, in perenne overdose di contraddizioni in seno al popolo. Insomma, coscienza collettiva di quel mondo legato al Pci anzitutto con il cuore, e cuore stesso del giornale che ne fu organo ufficiale.

Ieri nella vignetta in prima pagina dell’Unità «Bobo» accoglieva l’arrivo del nuovo direttore Concita De Gregorio. Con un sorriso? «No, è una paresi», la fulminante battuta. Rischia di essere meno indolore del previsto, l’avvicendamento alla direzione del quotidiano voluto dal governatore-imprenditore sardo Renato Soru. La «paresi» di Bobo è quella di buona parte della redazione, frastornata da attese, paure e voci che rischiano di guastare il nuovo corso tanto atteso. Domani ci sarà l’insediamento della De Gregorio, che alle 11 presiederà la prima riunione della giornata. Nel pomeriggio la presentazione al Cdr e alla redazione, che resta in attesa di capire dove si vada a parare. Motivazioni politiche, personali ed editoriali sono intrecciate e tali da rendere minato il campo.

Il direttore uscente Antonio Padellaro è persona dabbene non abituata a sbattere le porte. Ma nell’editoriale d’addio non ha mancato di mettere in rilievo la presenza di «tanti smemorati anche nel campo a noi vicino»: gli è stata fatta pagare una linea non sempre coincidente con il Pd veltroniano. Più violenta la filippica di Furio Colombo, co-fondatore e primo direttore dell’Unità rinata nel 2001. Quando nel 2004, con l’ingresso di Padellaro, fu relegato a scrivere, comunque pretese per giorni la pubblicazione di lettere ed e-mail di lettori che si stracciavano le vesti per lui.

Nell’editoriale in edicola stamane dovrebbe dare fondo al proprio disappunto, già in parte anticipato: «Mi rammarico che la proprietà non abbia sentito l’esigenza di coinvolgere me e Padellaro sul nuovo progetto. C’era un problema di stile? Di linea politica? Lo capiremo dal nuovo giornale...». Non si riconoscono più tanto nel Pd né nel giornale, e difatti sia Padellaro che Colombo non dovrebbero più nemmeno collaborare. Pare invece che la De Gregorio abbia fatto di tutto per mantenere la collaborazione di Marco Travaglio, altra icona del girotondismo dipietrista. Questo, nonostante un suo pubblico intervento per chiedere all’editore i motivi dell’allontanamento di Padellaro: «Di solito i direttori vengono mandati via se hanno fatto male, per la linea editoriale o per i conti. Sui conti, nulla si può rimproverare a Padellaro, costretto a fare le nozze coi fichi secchi. Dunque è la linea politica: preoccupante che il disegno avviato tre anni fa con la cacciata di Colombo e rimasto incompiuto per la continuità garantita da Padellaro, venga ora completato».

Se Travaglio resta «incredulo » (ma continuerà a collaborare), alcuni redattori sono ancora in «emiparesi » facciale dopo un’intervista della De Gregorio comparsa su Prima comunicazione qualche mese fa, ben prima che avesse sottoscritto qualsiasi impegno con l’editore. Non hanno dimenticato quell’uscita, giudicandola una «mancanza di garbo, visto che un direttore c’era». Tra l’altro, la De Gregorio aveva indicato tra i primi obbiettivi della sua direzione quello di fare dell’Unità «un giornale indipendente ». «Ma che vuol dire, che non lo siamo?», si chiesero alcuni dei più orgogliosi. I cambiamenti futuri agitano non poco i sonni dei redattori, che temono stravolgimenti e di non essere abbastanza coinvolti.

Il Cdr chiederà che venga rispettato il dettato gramsciano del «giornale prodotto collettivo », a cominciare dalla prevista rivoluzione grafica che la De Gregorio avrebbe già pronta. Formato ultratabloid tipo il catalano La Vanguardia, addio striscia rossa sotto la testata, 48 pagine full color, molte rubriche (affidate anche ad Ascanio Celestini e Luciana Littizzetto), tante inchieste di taglio sociale («i lettori sapranno dove trovare il miglior asilo nido con insegnamento delle lingue e potranno fare l’analisi comparata tra metodo Montessori e metodo Steiner», ha ironizzato il Riformista). «Un’Unità in minigonna», l’hanno già battezzata, con poco riguardo per la serissima direttora, già mamma di quattro figli.