«L’Unità» attacca la Margherita

«Noi non ci crediamo. Anzi siamo certi che si tratti di un caso di omonimia. Anzi, dev’essere sicuramente una voce calunniosa messa in giro dai berluscones per convincere gli elettori del centrodestra che “siamo tutti uguali”». Marco Travaglio dalle colonne de l’Unità sbaglia a non crederci: Gianfranco Mazzani, classe 1940, è stato indicato dalla direzione provinciale della Margherita come candidato al Senato.
Decisione assunta all’unanimità, che da queste colonne abbiamo già svelato con tanto di approfondimento sul mal di pancia di chi, all’interno del partito di Francesco Rutelli, spara a palle incatenate sul passato giudiziario di Mazzani. Che, a metà degli anni Novanta è stato condannato dalla Cassazione a tre anni e tre mesi per «millantato credito», dopo la caduta di capi d’imputazione ben più pesanti (corruzione, concussione e finanziamento illecito) in merito alla vicenda Codemi. Condanna seguita poi da due condoni che, oggi, consente a Mazzani di poter tranquillamente sostenere di avere immacolati sia il certificato penale che quello dei carichi pendenti.
Storia personale raccontata nel nome del giustizialismo cattolico. «Peccato però che non dia conto di un dettaglio: si trattava di un rapporto tra privati ovvero i giudici di Mani Pulite non sapevano più come uscirne e quindi fecero cadere tutte le accuse tranne quella di millantato credito» fa sapere Bruno De Mico, co-protagonista della vicenda. Replica che nulla toglie alla necessità di una maggior attenzione ai rapporti tra etica e politica. E che, qualcuno, dentro la Margherita milanese sbandiera per un motivo per nulla etico: liberare quella casellina occupata da Mazzani e ficcarci dentro un altro candidato. Chi? Un ex sottosegretario del governo Amato invisa alla segreteria provinciale.