Per «l’Unità» guerra tra gangster a sinistra

Staino sceneggia lo scontro nell’Unione come una faida mafiosa

Luca Telese

da Roma

Se qualcuno si domandava come sarebbe stata la nuova Unità «governativa», dopo la versione guerrigliera e oppositiva di Furio Colombo, ieri ha avuto un piccolo saggio: cinque pagine di Pravda dalemiana, un peana per il presidente dei Ds, titolo cubitale in prima pagina: «Abbiamo evitato un disastro», intervista al leader maximo che spiega: «Ho dato un segnale di unità», articolessa di una pagina con le staffette partigiane che abbracciano il presidente dei Ds e lo ringraziano per il suo «nobile gesto» (pagina 3), paginata di opinioni dei dirigenti della Quercia che, guarda caso, anche loro ringraziano D’Alema per il suo «nobile gesto», intervista della responsabile Organizzazione che ringrazia D’Alema per il «nobile gesto» e aggiunge: «Noi siamo stati leali, ora gli altri facciano altrettanto» (pagina 4) e poi meravigliosa paginata di lettere dei lettori che esaltano il «nobile gesto» del presidente del partito: «Bravo D’Alema» (Franco), «Caro Bertinotti, hai rischiato l’aborto di governo» (Roberto Natali), «Sconcerto e dispiacere» (Mattia Turco).
Tutto meraviglioso e intonato, se non che a pagina 14 la matita acuminata di Sergio Staino manda tutto in tilt e trasforma il «nobile gesto» del presidente dei Ds e gli inviti al «dialogo responsabile» nella coalizione in una riunione di boss mafiosi tratta da una famosissima scena di A qualcuno piace caldo di Billy Wilder. Il primo mafioso, con tanto di tight bianco, è Romano Prodi. Il secondo mafioso con smocking e papillon è Massimo D’Alema che il Prodi di Staino definisce «una certa persona di Chicago, circoscrizione Sud». E poi: «È vero, c’è chi dice che è diventato troppo grande per le sue ghette».
La sequenza fotografica è la stessa del film, famosissima, solo che al posto degli emuli di Al Capone, ci sono le testine dei leader dell’Ulivo. Quindi il discorso del Prodi-padrino è una vera e propria requisitoria, «la fretta che ha avuto nell’andare al governo al mio posto, non ha molto giovato alle nostre pubbliche relazioni...». Ma anche: «E lasciarsi sfuggire la legge sul conflitto di interessi è stata una vera negligenza». Il D’Alema di «Cosa Nostra» protesta, dice «ce l’avrei fatta se non perdevamo alle Regionali» e Prodi, cattivissimo, gli tronca la parola: «Insomma, te la sei lasciata sfuggire due volte. Direbbero alcuni che questo è uno schifo, ma io dico: errare è umano, perdonare divino».
Tutti i mafiosi si alzano a cantare Perché è un bravo ragazzo, finché un killer con mitragliatore a disco, che guarda caso ha la faccia di Fausto Bertinotti, salta fuori da una torta gigante e proprio come nel film di Billy Wilder ammazza il gangster «maximo» con una bella raffica, Ta-Ta-Ta-Ta. Qualcuno avvisi il compagno Staino che la linea è un’altra, «nobile gesto», non guerra di cosche.