L’unità nazionale non è possibile e neppure opportuna

Sandro Bondi*

In merito alle osservazioni politiche scaturite dal mio colloquio con Massimo Franco pubblicato dal Corriere della Sera, intendo ribadire che non ritengo - pur avendo accettato di discuterne - né possibile né opportuna una riedizione dell’unità nazionale.
Altra cosa è evocare, come ho fatto, un gentlemen’s agreement che porti, su temi centrali per il futuro italiano come la finanza pubblica e la competitività, ad un atteggiamento responsabile di chi nella prossima legislatura sarà all’opposizione prevedendo l’appoggio a riforme liberali che vadano nell’interesse del Paese. Ciò nell’ambito di un assetto che è e deve restare bipolare e tendenzialmente bipartitico, senza cioè alcuna confusione di ruoli tra maggioranza e opposizione. Che questo discorso riguardi forze saldamente ancorate ai due diversi schieramenti, ma portatrici di maggiori affinità mi pare ovvio. L’opposto, quindi, del cosiddetto inciucio.
La CdL, allora all’opposizione, assunse questo atteggiamento responsabile nel momento in cui il Governo di centrosinistra si apprestava ad appoggiare l’intervento armato nella ex-Yugoslavia, e non mi pare proprio che da quella scelta sia scaturita confusione o minaccia al bipolarismo, ma solo una maggiore credibilità del Paese.
Una campagna elettorale - già iniziata - dura ma leale, che comportasse un atteggiamento di questo tipo darebbe una maggiore fiducia nella volontà della classe politica di affrontare con determinazione i nodi centrali di una difficoltà economica che, anche se non siamo certo al baratro di cui parlano alcune cassandre, è evidente (e certo non a causa dell’azione di questo governo).
Se qualcuno pensa che da parte mia vi sia il retropensiero di una CdL destinata alla sconfitta, semplicemente si sbaglia; e di grosso. La campagna elettorale dimostrerà che il Governo Berlusconi non è certo la causa delle difficoltà dell’economia italiana, e che, a differenza dell’opposizione, ha le proposte giuste per risollevare il Paese: meno lacci e lacciuoli, meno burocrazia, più meritocrazia e concorrenza, meno tasse, meno spesa pubblica improduttiva e clientelare, una vera difesa delle nostre imprese, una riforma per la scuola e l’università, più autonomia e responsabilità per i singoli e le famiglie.
In questi anni molto è stato fatto. Un’opposizione non faziosa dovrebbe saperlo riconoscere. Molto resta ancora da fare. Occorre soprattutto fare rinascere la speranza, perché le paure sono numerose e la sfiducia nel futuro sembra prendere sempre più piede, anche in contraddizione con i dati spesso non negativi delle statistiche. Perciò è necessario recuperare il valore dell'equità sociale, che deve però essere coniugato con la concorrenza e la meritocrazia. Così come la riforma dello stato sociale deve avere come fine la difesa dei più deboli e non dei più garantiti. Questi valori e questi programmi non sono né di destra né di sinistra, ma semplicemente ciò che è necessario per affrontare nel miglior modo possibile un mondo che cambia e di fronte al quale non si può rimanere immobili.
Quando Francesco Rutelli ha dichiarato che nel caso di vittoria dell’opposizione le riforme varate dal governo Berlusconi non sarebbero state messe in discussione, non solo ha riconosciuto il valore riformatore di queste riforme, ma ha anche posto un filo conduttore fra i risultati riformisti dei governi che si succedono nella storia del Paese.
Nel caso più probabile di un successo dell’attuale maggioranza di governo, è del tutto naturale augurarsi, viceversa, che il piano di riforme già in parte realizzato dal governo Berlusconi ottenga, almeno da parte dell’opposizione più moderata e riformista, un atteggiamento non d’ostracismo bensì di costruttiva collaborazione nell’interesse del Paese.
Il progetto di un soggetto unitario del centrodestra, che rinsaldi i legami tra le attuali componenti ma miri anche a coinvolgere altre forze e personalità di cultura liberale e riformatrice, non è un’operazione di facciata, ma proprio il disegno per presentarsi alle elezioni con ancora maggiore credibilità per l’azione d’innovazione che l’elettorato ha chiesto e continua a chiedere allo schieramento guidato da Silvio Berlusconi.
*Coordinatore nazionale di Forza Italia

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