L’unità del Pd finisce alla festa dell’Unità

Il partito diviso: i nostalgici del vecchio modello contestano la scelta di cambiare in "Democratica" il nome della kermesse. Sposetti: "È come la Nutella, un marchio che piace e non va cambiato".
Ma Rutelli: "Basta con la tradizione delle salsicce, adesso serve
creatività"

da Milano

«Mai mulà», echeggia la voce rauca dell’Umberto da quasi vent’anni. Non hanno mollato e oggi, sul «sacro suolo» di Pontida, sarà la volta di un nuovo grido di battaglia, per il popolo leghista: «Ora o mai più». Perché ora, per dirla con il quotidiano La Padania, è il momento di una Lega «mai così forte, mai così rappresentata, mai così votata», con quegli 86 parlamentari e un 8 per cento che ha spiazzato persino loro.
E allora: ora o mai più il federalismo, «o si fa o si muore» scandirà Bossi. Ora o mai più il decreto sicurezza e l’abolizione dell’Ici e il contrasto all’immigrazione clandestina, elencheranno i ministri Roberto Calderoli, Roberto Maroni e Luca Zaia. Così, non sarà tanto la celebrazione del successo elettorale, quanto la promessa «che manterremo gli impegni», dice il presidente dei deputati Roberto Cota. Dal palco lungo 30 metri e alto 10 incorniciato da due mega torri con l’Alberto Da Giussano e da tre enormi vele con il Sole delle Alpi, i neoministri giureranno fedeltà «al programma e agli elettori». Perché «la storia ci ha aperto una finestra e noi dobbiamo affacciarci », avverte un Giancarlo Giorgetti presidente della commissione Bilancio di Montecitorio di solito schivo ma per l’occasione particolarmente ciarliero. Sul prato, uno dei momenti topici sarà il falò di una gigantografia del modulo Ici. «Super Pontida», l’ha definita Calderoli: 40mila persone previste, 60 gazebo, 250 i pullman, uno dei quali, è la prima volta, è partito ieri sera alle 22.30 da Napoli per portare in quel di Bergamo «i tanti che ci hanno chiesto di partecipare dalla Basilicata e dalla Puglia» spiega Claudia Bellocchi, coordinatrice della Lega Nord Lazio.
E poiché questo è l’anno in cui la Lega s’è presa i voti della sinistra condannandola alla scomparsa dal Parlamento, non mancherà un po’ di cinica ironia, e fra i gadget più gettonati ci sarà una maglietta raffigurante Bossi con su la scritta «El ghe», «Lui c’è» in dialetto milanese, con esplicito richiamo al «Che». Ognuno ha detto la sua, per lanciare l’appuntamento. Rosi Mauro la vicepresidente del Senato ha detto che sarà l’occasione per «caricare le batterie e affrontare una grande stagione di riforme», anche Calderoli ha puntato sullo stesso aspetto: «Pontida è da sempre il segno della nostra unicità, dopo la festa per un annetto le pile sono cariche». Zaia ne ha approfittato per lanciare la crociata anti europeista, «attendiamo migliaia di agricoltori padani contro i burocrati Ue», Mario Borghezio ha colto l’occasione per ribadire che «sono nato e resto secessionista», il deputato Matteo Salvini ha avvertito che «un terzo di coloro che parteciperanno saranno debuttanti».
Ma il senso della giornata sta forse nelle parole di Claudio Lipodio il presidente dell’Automobile Club padana, una di quelle associazioni che instancabilmente hanno lavorato sul territorio decretando il successo leghista, così dicono gli analisti politici: «L’entusiasmo è dato dal fatto che nonostante i periodo “punitivo” delle scorse elezioni, tutti hanno continuato a lavorare. C’è chi ci ha mollato anni fa e oggi torna, sorpreso ma contento di averci ritrovati».