L’unità del Polo è l’unico argine contro la sinistra

Gianni Baget Bozzo

Il governo Prodi sarà un governo rigorosamente governato dal manuale Cencelli. Nessuno ricorda questo nome, quello di un segretario di un valoroso democristiano scomparso, Adolfo Sarti, che aveva espresso in formula matematica il dosaggio di equilibrio nell’assegnazione dei ministeri e dei posti di potere nelle varie correnti della Democrazia cristiana. L’unità democristiana fu infatti assicurata attraverso la determinazione di alcune correnti legittimate a concorrere per la spartizione del potere e sul loro numero di tesserati. L’equilibrio doveva essere soggetto solo a piccole variazioni.
E così sarà il governo Prodi: ogni componente degli undici o dodici partiti formante la coalizione dovrà avere la sua quota di potere in proporzione dei suffragi ottenuti. E questo accadrà, come accadeva per le correnti democristiane, non solo mettendo in conto i ministeri e i sottosegretariati, ma tutte le nomine che spettano al governo. E si può dire che i partiti minori sono più avantaggiati dei partiti maggiori in questo gioco perché la loro esistenza dipende maggiormente dalla quantità di potere a loro assegnata.
Questo non accadde con il governo della Casa delle libertà perché Forza Italia non era un partito e non disponeva neanche della disponibilità di praticare una politica di partito a riguardo. Gli altri fecero di più ma nessuno di essi aveva la forma partito in forma ideologica ed essenziale come accade ai partiti che compongono l’Unione. Quando Berlusconi dice che li tiene insieme il potere, afferma la verità che un uso organizzato della clientela politica farà parte del modo di gestione del governo di sinistra. Non è un caso che un uomo della Dc come Clemente Mastella, quando si è visto tagliato fuori da incarichi di ministero rilevanti, ha deciso di uscire dalla maggioranza di governo e dare soltanto l’appoggio esterno.
Se si pensa che tutto il potere delle Regioni, salvo Lombardia e Veneto, appartiene allo schieramento dell’Unione appare chiaro che l’uso del potere politico sarà determinato dal circolo ristretto dei componenti della nuova maggioranza o verrà esteso solo nella misura in cui comporti nuove acquisizioni ad essa. Il rischio che l’opposizione di centrodestra venga messa ai margini della politica virtuale è dunque evidente.
La sinistra è fortemente sbilanciata sull’estrema sinistra, lo è anche nel futuro presidente del Consiglio, che considera ancora Berlusconi un pericolo per la democrazia, nonostante il consenso che questi ha ricevuto da tanti elettori italiani. È questo il rischio di involuzione che pesa sulla democrazia italiana e che soltanto una ferma posizione in Parlamento dello schieramento di centrodestra può rendere meno visibile, ma forse non meno reale.
Silvio Berlusconi ha deciso di combattere in prima persona la battaglia per le elezioni amministrative, il terreno su cui la sinistra è più forte perché ha più forza di organizzazione a livello territoriale. Si può pensare che le contraddizioni di governo rendano poi più difficile all’Unione di reggere la politica del Paese ma essa ha nel sangue la passione per il potere e tende per principio a mantenere un gioco ristretto sul controllo di esso. La Casa delle libertà, che ha perso le elezioni per un soffio di voti e le avrebbe vinte se non si fosse divisa, ha oggi una grande occasione per dimostrare all’opinione pubblica il suo carattere di alternativa per la libertà.
bagetbozzo@ragionpolitica.it