«L’unità socialista viene prima della scelta di campo»

Antonio Signorini

da Roma

Tutto dipende da come evolverà il quadro politico. La fine della diaspora socialista, secondo il segretario del Nuovo Psi Gianni De Michelis, è subordinata all’abbandono di qualsiasi progetto unitario della sinistra da parte dello Sdi di Enrico Boselli. Da quella «scomposizione e ricomposizione dei poli» che il partito del garofano persegue da tempo e che, dopo le parole pronunciate ieri dal segretario dell’Udc Marco Follini, sembra più vicino.
Uscirete dalla Cdl?
«Le decisioni le prenderemo al nostro congresso di ottobre, è chiaro però che in questa attesa non c’è solo il rispetto astratto delle regole democratiche. Aspettiamo che si chiarisca il quadro della situazione sia nella Casa delle libertà sia nel centrosinistra, poi sarà più agevole fare qualsiasi scelta. È sbagliata la lettura bipolare di questo percorso per cui noi cambieremmo semplicemente collocazione passando da un polo ad un altro. La prospettiva dell’unità socialista, che per noi è prioritaria, è strettamente legata all’evoluzione del quadro politico bipolare, alla scomposizione e ricomposizione dei poli».
Quindi non state solo guardando a sinistra?
«Quello che è avvenuto nel centrosinistra ci induce all’ottimismo. È fallita ed è stata definitivamente accantonata da parte di Enrico Boselli ogni ipotesi di lista unica dell’Ulivo o anche di Fed o di partito riformista di Prodi. Per noi questa era la condizione necessaria per l’avvio di qualsiasi percorso unitario».
E gli sviluppi nel centrodestra? La posizione di Follini sembra essere compatibile con la vostra.
«Il Psi è sempre stato indisponibile a partecipare al partito unico e sono soddisfatto della sintonia tra le nostre posizioni e la relazioni di Follini. Giusto il richiamo a partiti dall’identità politica chiara che per loro è quella del Ppe e per noi è quella del socialismo riformista. Giusta anche la scelta netta per il sistema elettorale proporzionale e per il rinnovo della leadership. Penso veramente che dopo questo congresso tutto il quadro politico si rimetterà in movimento, in primo luogo nella Casa delle libertà e poi anche a sinistra. Per quanto ci riguarda uno dei terreni sui quali testare l’alleanza è quello della legge elettorale. La Casa delle libertà aveva preso un impegno per il proporzionale e se il premier ha cambiato idea sbaglia. Noi lo inviteremo a presentarla entro luglio».
Si potrebbe obiettare che non si cambiano le regole a pochi mesi dal voto..
«Nel ’94 si fece così».
E che tipo di legge elettorale vorrebbe?
«Il testo presentato tempo fa da Tremonti e Urbani ci andrebbe bene visto che introduceva un sistema simile a quello tedesco».
Cosa farete se fosse confermato il bipolarismo e le leadership di Silvio Berlusconi e Romano Prodi?
«È inutile anticipare troppo i tempi, noi lavoriamo per modificare questo quadro e pensiamo che si sia messa in moto una dinamica difficile da fermare. Certo, se alla fine tutto questo movimento portasse all’esatta riproduzione dell’attuale quadro politico io non vedrei più ragioni per cambiare campo. In questo bipolarismo “bastardo” noi abbiamo scelto Berlusconi e non rinneghiamo questa scelta che è la più adatta al nostro progetto di ricostruire l’unità socialista».
Pensa che lo Sdi stia applicando la sua stessa logica nel centrosinistra?
«Nei colloqui che ho avuto con Boselli ho visto un’evoluzione, compresa la resistenza dello Sdi all’ipotesi di una Fed minore. A noi così va bene, se Boselli sarà coerente lo vedremo presto».
Il suo partito non rischia di spaccarsi, visto che Bobo Craxi preferisce la sinistra?
«A differenza di Stefania Craxi che ha legittimamente deciso di accettare la candidatura che gli ha offerto Berlusconi, Bobo è dentro il partito. L’impegno del gruppo dirigente è che tutti accetteranno la decisione che uscirà dal congresso, qualunque essa sia».