L’«Unità» spara sulle tute blu: «Erano in piazza con la Cdl... »

Il giornale Ds: non sempre gli operai hanno ragione. «Il Manifesto» fa finta di niente, «Liberazione» minimizza: «Ruggini risalenti agli anni ’80»

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Sgomento a sinistra: l’operaio è vivo e lotta contro di noi». L’aforisma della rubrica quotidiana di Jena (l’ex direttore del Manifesto Riccardo Barenghi, ndr) sulla Stampa racchiude il senso di quello che è avvenuto giovedì scorso a Mirafiori. Il giorno dopo le contestazioni degli operai Fiat di Mirafiori il quotidiano del gruppo torinese sintetizza lo spirito del tempo, mentre quelli del centrosinistra vanno un po’ in ordine sparso.
L’Unità, il quotidiano dei Ds, ha richiamato l’episodio con un taglio medio in prima pagina. Ma per trovare gli articoli dedicati alle assemblee di Torino con i leader di Cgil, Cisl e Uil bisogna arrivare a pagina 7 con ben tre articoli dedicati, mentre nella pagina precedente campeggia un’intervistona a Guglielmo Epifani che ha lodato la «splendida assemblea» di Mirafiori definendola un esempio di democrazia. Contestazioni ai tre segretari generali? «Sono quelli dell’Ugl» si premette a scanso di equivoci. Poi la kermesse, la gentile concessione del presidente Fiat Luca Cordero di Montezemolo del padiglione Vehicle testing e i dipendenti che fotografano con il cellulare i tre capi sindacali. Insomma, un’assemblea vera ma in famiglia.
Ma quello che colpisce di più è l’articolo di commento. Certo, l’Unità ha recentemente criticato i sorpassi a sinistra della Fiom rispetto alla linea della Cgil di Epifani, soprattutto sulla Finanziaria. Ma ieri le sottolineature sono state ancor più decise. «I leader sindacali da Di Vittorio a Lama hanno insegnato che non sempre gli operai hanno ragione», si legge sul quotidiano. L’Unità e quindi i Ds non possono essere definiti tout court «operaisti» pur essendo sensibili alle prerogative dei lavoratori. Ma l’intento educativo (nel senso dell’avanguardia intellettuale che educa il proletariato) della lettura diessina - che auspica anche la stesura di una piattaforma rivendicativa unitaria - è molto distante da ciò che è accaduto a Mirafiori. «Anche nel mondo del lavoro - prosegue - attecchiscono i corporativismi soprattutto quando si perde di vista la fiducia in una proposta condivisa. Quando magari si accorre a una manifestazione berlusconiana». Se sabato scorso anche gli operai sono andati a piazza San Giovanni sono stati loro a sbagliare e non certo il Partito. Punto.
Liberazione, la testata del Prc, ha ovviamente dedicato l’apertura della prima pagina alle assemblee facendovi iniziare tanto la cronaca dei fatti quanto l’intervista al deputato di Rifondazione ed ex sindacalista Fiom, Maurizio Zipponi. Il termine utilizzato per descrivere i contrasti è «ruggine», quella che si è formata tra operai e leader sindacali dopo 26 anni. Sì, perché le assemblee di giovedì, secondo Liberazione, hanno la stessa importanza decisiva di quelle dell’autunno 1980. Anche su questo quotidiano i fischi sono quelli dei sindacalisti Ugl e dei Cobas non si fa menzione così come la cronaca è tutta basata su Epifani e sulle rivendicazioni operaie in tema di pensioni, salari e flessibilità.
Tanto Liberazione quanto il Manifesto non hanno calcato troppo i toni. Non perché siano filogovernativi ma perché sulle vicende che avvengono in casa Fiat sono sempre molto scrupolosi. Il quotidiano diretto da Gabriele Polo, però, in prima pagina ha dedicato solo un piccolo richiamo a Mirafiori per racchiudere tutto il discorso a pagina 3. In un articolo nel quale si sorvola sugli interventi dei sindacalisti e sulle contestazioni per lasciare spazio - con una scelta originale - agli interventi degli operai Fiat e alle loro paure su pensioni e precarietà. Al loro bisogno di contrattare in fabbrica le condizioni di lavoro perché a passare da Roma qualche cosa si rischia di perderla sempre. «Sulla nostra condizione nessuno scambio è possibile», dice un operaio.
Mentre su Europa della Margherita si esprime preoccupazione per le derive pro Fiom e pro Cobas che le contestazioni potrebbero avere sul Riformista si parla di «mugugni» ma si avverte che potrebbe essere «un inizio» (come si diceva nel ’68) di contestazioni interne nonostante Cgil, Cisl e Uil abbiano ripetuto di non essere amiche del governo. Ma un dato di fondo resta: gli operai non hanno capito la Finanziaria. Partiti, sindacati e giornali di sinistra hanno qualche difficoltà a capire gli operai.