L’università fa barricate ma spreca tutto in stipendi

Occupazioni e assemblee da Nord a Sud. A Napoli i docenti incassano il 101 per cento dei fondi statali

Da ieri l’università italiana è agitata «a oltranza», lasciando da parte per un po’ le consuete liti di campanile per aggiudicarsi corsi, rette e assistenza dallo Stato. Da Nord a Sud il bersaglio comune è il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e la sua riforma, accusata di produrre tagli e di frenare «la crescita del sistema». Momenti di tensione a Firenze: a un esponente di Forza Italia intervenuto a un «dibattito» sulla legge 133 presso il polo di Scienze sociali è stato impedito di parlare. Una polemica liquidata in fretta dai promotori come «strumentale». Ma la questura fa sapere che in città sono 30 le sedi sono occupate tra licei, istituti tecnici e due facoltà.
Alla Sapienza di Roma alcuni studenti dei movimenti hanno interrotto le lezioni nelle aule di Lettere, mentre un gruppo più numeroso ha preferito sfilare per i corridoi dell’ateneo fermandosi davanti all’ufficio della presidenza, chiedendo «una scelta di campo». Il risultato ottenuto è stato il blocco della didattica per dopodomani. La giornata di ieri non è stata più tranquilla alla Statale di Milano, dove una trentina di studenti (secondo i collettivi di sinistra e i centri sociali accorsi in sostegno dei «ribelli», a partecipare sarebbero stati un migliaio) hanno occupato il Senato accademico mentre era in corso una regolare seduta. Altri hanno preferito bussare direttamente alla porta del rettore Enrico Decleva, per spingerlo a firmare una mozione di protesta da inviare al ministero. Hanno incassato un secco rifiuto. In serata, tuttavia, lo stesso Senato «occupato» ha fatto circolare una nota in cui si sostiene che «i tagli previsti per il sistema dalla manovra finanziaria «se attuati, determinerebbero una situazione insostenibile», con effetti definiti addirittura «irreversibili». E se a Torino universitari, ricercatori e diversi docenti si sono dati appuntamento nell’atrio di Palazzo Nuovo sotto l’insegna «No Gelmini» prospettando lezioni «a cielo aperto» e garantendo la partecipazione al blocco generale del 30 ottobre, a Palermo l’assemblea di Lettere e Filosofia ha proclamato lo stato di agitazione permanente, sfidando con un corteo il ministro Gelmini, la cui visita in città è prevista per lunedì prossimo. Sempre in Sicilia, ma a Catania, l’università ha deciso di non celebrare l’inaugurazione dell’anno accademico «perché non è tempo di festeggiare».
Alla Federico II di Napoli anche i professori minacciano di scendere in piazza contro il decreto sulla scuola, lamentando impossibilità di crescita di carriera e stipendio. Peccato che l’ateneo partenopeo abbia già speso il 101 per cento del finanziamento statale in spese per il personale. Ma per il rettore Guido Trombetti «è tutto a posto». Anzi, per l’associazione professionale universitaria è il governo della riforma a mortificare la funzione pubblica.