L’università del futuro dà più soldi ai migliori: la ricetta Gelmini per atenei più competitivi

La ricetta del ministro per avere atenei più competitivi: a disposizione 930 milioni. Salgono gli stipendi dei ricercatori. Ecco l'extrema ratio: "Il sistema parte da ora. Il commissariamento sarà soltanto la scelta finale"

Roma - Commissariamento per gli atenei con i bilanci in rosso da un lato e dall’altro 930 milioni di euro di fondi premiali da distribuire alle università con le migliori performance. Cancellati centinaia di corsi di laurea inutili e incrementato l’importo degli assegni di ricerca. Ridotti i settori disciplinari e fissate nuove regole di accesso alla docenza. Tra le novità che interessano direttamente gli studenti quest’anno per la prima volta il test di ingresso per il corso in Medicina (nelle Università dove sono già attivati i corsi in inglese come Milano e La Sapienza di Roma) si svolgerà in lingua inglese in collaborazione con l’Università di Cambridge.
La riforma dell’Università comincia ad entrare nella fase operativa. Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, annuncia che 32 dei 38 provvedimenti necessari all’attuazione della riforma, tra decreti e regolamenti, sono già pronti e gli ultimi lo saranno al massimo entro fine settembre. I tagli sono quelli annunciati ma il rigore dei conti è affiancato dalla volontà di premiare chi lavora meglio e con maggiore impegno. Soltanto così, è la convinzione del ministro Gelmini, gli atenei italiani precipitati in fondo a tutte le classifiche internazionali potranno risalire la china.
Entro settembre verranno definite le regole sul commissariamento delle università che non risaneranno i propri bilanci. «Il sistema partirà immediatamente -precisa la Gelmini- É ovvio comunque che il commissariamento resta la scelta finale, l’extrema ratio che speriamo di non dover mai applicare visto che gli atenei hanno a disposizione molti strumenti per evitare “il cartellino rosso“, come la fusione e la federazione tra università e il taglio dei corsi doppione o poco frequentati».
Tra i provvedimenti già definiti l’aumento degli assegni di ricerca che salgono da 16.000 euro a 19.630, il tetto massimo poi è stato abolito. La Gelmini ha ricordato pure che negli ultimi tre anni, dall’anno accademico 2007/2008 i corsi di laurea si sono ridotti del 25 per cento passando da 5.879 a 4.389. Diminuiti del 40 per cento anche i curricula (ovvero le specializzazioni all’interno dei corsi) scesi da 8.955 a 5.424.
Aumenta invece la percentuale del Fondo di finanziamento ordinario che viene distribuita agli Atenei sulla base dei risultati raggiunti. Nel 2007 la percentuale era del 7 per cento, salita nel 2010 al 10 per cento. Per quest’anno la percentuale è stata ulteriormente incrementata salendo al 13,5 pari a oltre 930 milioni di euro, erano 720 nel 2010. «Entro luglio distribuiremo i fondi -precisa la Gelmini- I criteri di assegnazione terranno conto della qualità della ricerca e del merito ma sono stati anche introdotti criteri perequativi per quegli atenei che operano in contesti particolarmente disagiati da un punto di vista sociale».
Grande attesa per il via libera ai concorsi di accesso alla docenza. Le regole sono state ridefinite cancellando i concorsi locali che troppo spesso rappresentavano una porta aperta per piazzare amici e parenti. Con la riforma soltanto attraverso l’abilitazione nazionale si potrà essere iscritti all’unica lista di idonei alla quale le singole università dovranno fare riferimento quando bandiranno le procedure di selezione. Il concorso nazionale verrà indetto ogni anno nel mese di ottobre, la commissione sarà composta da 5 membri scelti per sorteggio in un elenco di 30 nomi gà selezionati in base al loro profilo professionale. Un ruolo chiave nella riforma viene assegnato all’Anvur, la nuova agenzia di valutazione degli Atenei, che dovrà valutare sia il lavoro delle singole università sia quello degli enti di ricerca per decidere poi come assegnare i fondi. Sette i membri del consiglio direttivo in carica per 4 anni per un solo mandato.