L’università ingaggia due vu’ cumprà per dare lezioni di comunicazione

Claudia Renzi

da Firenze

L’idea non è nuova. Se non puoi combatterli, fatteli amici. Devono averlo pensato all’ateneo fiorentino, dove mercoledì prossimo, il 26 ottobre, a salire in cattedra per sciogliere i misteri del marketing al dettaglio, saranno due venditori ambulanti senegalesi. Proprio nella città che ha più volte chiesto all’amministrazione comunale misure dure contro la concorrenza sleale dei vu’ cumprà. Matar Diaw e Ibou Cisse vendono prodotti d’artigianato africano e visto che tutto il mondo è paese, specie quando trattasi di commercio, perché non dedicarsi all’analisi delle sfumature fra una tipologia e l’altra, ché magari ai commercianti fiorentini resta ancora qualcosa da imparare. Così i due senegalesi inaugureranno l’anno accademico 2005-2006 del corso di laurea specialistica in «Teorie della comunicazione», della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze. La chiamata è arrivata dal professor Luca Toschi, presidente del corso di laurea e titolare della cattedra di «Teoria e tecnica della comunicazione multimediale».
Oltre ai due operatori e al docente, che coordinerà l’incontro con gli studenti, interverranno Daly Samba, presidente dell’Alleanza dei Senegalesi a Firenze insieme al suo vice Mahamadou Bamba Diouf e alla segretaria generale Mariama Fall. Le ragioni della lezione straordinaria, sono presto spiegate. «Da una ricerca in corso sull’identità comunicativa della città di Firenze dal dopoguerra a oggi è emersa la centralità di questa rete di persone che regolarmente incontriamo per le nostre strade - dice Toschi - in particolare mi ha colpito la loro tecnica comunicativa, la loro capacità di contrattare, di insistere ma con rispetto, di intessere rapporti. Sono dei veri professionisti della comunicazione - prosegue -, che potranno raccontarci come comunichiamo».
L’iniziativa si inquadra nell’ambito di un progetto di ricerca più ampio dal titolo «Le strade della comunicazione» condotto dal Laboratorio di «Strategie della Comunicazione» dell’ateneo toscano. Il fine è l’elaborazione di un modello teorico «attraverso il monitoraggio della natura e della qualità della comunicazione della città di Firenze» che consenta «di fare strategia di comunicazione che va al di là del divenire, dell’invecchiamento della tecnologia, dei mass media».
«Ritengo sia fondamentale mutare radicalmente la nostra visione della strada, delle strade, della piazza - aggiunge Toschi - e più in generale delle vie di comunicazione nei loro molteplici aspetti, considerate soltanto luogo di transito, di passaggio obbligato per andare da un punto a un altro del territorio. Passaggi problematici per ragioni magari di traffico ma anche di sicurezza, luoghi per lo più brutti, sgradevoli, sporchi. La strada, al contrario, rappresenta una dimensione importantissima, strategica del vivere sociale, una realtà da recuperare con urgenza, da vivere pienamente perché preziosa, in quanto appunto ambiente di comunicazione, di comunità, di socialità». Sulla complessità del microsistema urbano fiorentino, niente da eccepire. La strada pedonale che da piazza Duomo conduce a piazza della Signoria, via Calzaioli, è un percorso a ostacoli fra i poster stesi in terra dai venditori abusivi e gli escrementi di cavallo. «Bisogna andare, cioè, oltre l’idea - conclude - che i mezzi di trasporto, di comunicazione siano “non luoghi”, mondi attraverso cui siamo costretti a transitare o attraverso cui far transitare le notizie, magari avvalendoci delle nuove tecnologie. La qualità non sta soltanto nella velocità. Riconquistare la vivibilità della strada significa anche recuperare il valore profondo del nostro tempo, i nessi del nostro vivere sociale, la possibilità di tornare a far parte di una comunità. Qui sta la centralità di una buona politica della comunicazione».