L’universitario: «Di cosa si tratta? Ovvio, di Manchester-Roma 7 a 1»

Fabio, 27 anni, laurea in Scienze dell’informazione: «Vado meglio con le equazioni...». Anna, 15 anni: «Boh, l’ho studiato l’anno scorso»

In questo articolo troverete pochi cognomi, ma anche i molti nomi probabilmente sono falsi. Perché alla maggioranza dei giovani freschi di studi a cui abbiamo chiesto che cosa sapessero di Caporetto non veniva in mente granché. E alla fine, chissà perché, la reticenza riguardava anche le loro identità.
Anna, 15 anni, prima superiore in un Istituto tecnico: «Non me lo ricordo più. L’ho studiato l’anno scorso, in terza media, ma adesso siamo concentrati su altre cose, tipo i romani. Antichi». Ineccepibile, non ci può essere spazio per tutto, in una sola testa. Silvia, 22 anni, maturata al liceo classico e già al quinto anno di Psicologia, sostiene trattarsi di «un episodio della Seconda guerra mondiale». Lapsus o rimozione? Fabio, 27 anni, liceo scientifico e laurea in Scienze dell’informazione, sostiene con fierezza: «Mi ricordo che c’è. Ma io in storia ho sempre avuto 4, sono più bravo in matematica, chiedimi le equazioni differenziali». Non posso, ne so come lui di Caporetto.
Programmiamo un affondo telefonico. Chiamiamo Sara, 24 anni, di Belluno, liceo linguistico e poi Lingue anche all’università. «Non mi ricordo se era la Prima o la Seconda guerra mondiale». Sì, ma i fiumi, Isonzo, Piave, Tagliamento... Ci siamo anche stati insieme. Il Carso. «Oops. Hai ragione». Vediamo se la scuola privata giustifica le rette. Siamo fuori dal «Leone XIII», tempio milanese di solidità psico-fisico-intellettuale. Un gruppo di sette fra ragazzi e ragazze, sono di quarta Scientifico, hanno 17 anni o giù di lì. «Prima guerra mondiale, disfatta sul Carso, il confine si sposta sul Piave», snocciola Giuseppe Bonaiti. In cinque lo sapevano. Sono ricordi delle medie, adesso stanno studiando Luigi XIV. L’onore della scuola è salvo.
Vediamo se la scuola pubblica è in grado di rimontare. Fermiamo tre studenti della seconda liceo classico «Beccaria». Gabriele Galli, 17 anni, risponde con precisione e piglio sicuro. Le due coetanee in sua compagnia lo ascoltano come a cercare suggerimenti, e poi ammettono che al di là della parola «disfatta» le associazioni mentali si fanno labili. Ai ragazzini della terza media bisogna aspettare a chiederlo a maggio, perché il programma non lo prevede fino ad allora. Ce lo spiega Daniela Cuono, professoressa di Lettere e Storia proprio alle medie (scuola pubblica). «Ma non illuderti», fa. «Noi glielo spieghiamo e dopo l’estate se lo sono già dimenticato. Probabilmente la storia non è amata neanche dagli insegnanti. E lo schema di apprendimento è a cipolla: le nozioni vengono via come la buccia». Infatti ci vengono le lacrime agli occhi.
Tentiamo altre verifiche: Lara, 15 anni, terza liceo classico «Manzoni», dà una risposta impeccabile. «L’anno scorso l’hanno chiesto a tutta la classe. Nessuno lo sapeva e così siamo andati a ristudiarcelo». Fuori da una palestra di gran moda cerchiamo l’ultima prova campione. «Caporetto?» fa un ventenne universitario, lustro di unguenti e pomate. «Quella della Roma contro il Manchester. Questa primavera. Sette a uno. Doppiette di Carrick e Cristiano Ronaldo».
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