L’universo pittorico del prof. Brolis si racconta nella mostra del Ducale

Ricordi e affetti hanno dato corpo ad un intenso progetto, dedicato a Flavio Brolis. All'uomo, al padre, all'amico, al docente di discipline pittoriche del Liceo Artistico Barabino e all'artista, discreto e sensibile, scomparso nel 2005. L'idea di una mostra che presentasse in modo organico la sua opera è nata dal corpo docenti del liceo, oggi Klee-Barabino, ove Brolis ha insegnato per anni, e durante la sua gestazione ha visto l'attenzione di tantissime persone.
L'impegno, coordinato dal dirigente scolastico Mattei e dai professori Durante e Cerda, nel suo farsi ha incontrato l'appoggio della Regione Liguria e della Fondazione Cristoforo Colombo: il risultato è una mostra a Liguria Spazio Aperto (Palazzo Ducale, Genova, fino al 27 aprile) ove all'inaugurazione non mancavano all'appello, una volta tanto, numerosi studenti ed ex-studenti. L'esposizione, lungi dall'arrestarsi al ricordo, non vuole essere la «folata di un giorno» come ha sottolineato l'amico di sempre Silvio Ferrari, ma un excursus nella ricerca di Brolis, raccolta in un catalogo con testi dello stesso Ferrari, di Mattei ed Enzo Cirone.
E se è stata una sfida ordinare le oltre settanta opere in mostra (raramente datate o firmate) da questa è nato un percorso omogeneo, che chiarisce la sua passione e dedizione, intima e costante, per la pittura, coltivata per trent'anni. Volutamente lontano dal mondo espositivo, benché presente a numerose collettive tra cui la Quadriennale di Roma del '75, Brolis ha lasciato molti lavori. La sua pittura, densa nel calore dell'olio o sedotta dalla levità dell'acquerello o, ancora, irrequieta nel comporsi su carta, con tecniche miste e collages, è incentrata sul segno. Carico di desideri e suggestioni, che spesso si coagulano in echi ricorrenti cui è stata negata una soluzione, perché il viaggio umano, intellettuale e artistico di Brolis è stato interrotto proprio nel periodo della maturità. Il suo universo pittorico accoglie, senza cesure, nature morte scandite da oggetti quotidiani - bottiglie, detersivi, palette - e figure, rivelandosi proprio in queste più pregnante. Dalla riflessione sul volto di Cristo, che si staglia come un'antica icona, allo studio del dettaglio di un viso, quasi espressionista. Dal ritratto - spesso memore della scuola Romana e del mondo Fayyum - alle composizioni che si snodano su piani diversi, tra pittura antica e metafisica. Nel colore, ora squillante adesso corposo, di una pittura sincera ed emozionale, Brolis abbraccia grandi maestri - De Chirico, Casorati, Guttuso, Fieschi e molti altri - tracciando la rotta di una via privilegiata per conoscere il mondo e riflettere sul proprio poiché, come scrisse in un catalogo, «Mi pare che dovrebbe essere possibile muoversi come si può, e come si sente, in mezzo a tante cose che una sensibilità pittorica non manca di portare».