L’uomo che imbarazza gli Usa accusa: «Il Pentagono ora vuole distruggermi»

Assume sempre di più i contorni di un intrigo internazionale la vicenda che da due giorni vede protagonista il fondatore del sito WikiLeaks, Julian Assange. Contro di lui ieri la procura svedese aveva emesso un mandato d’arresto per duplice stupro. Poche ore dopo, la polizia ha ritirato il mandato. Assange ha reagito accusando il Pentagono di essere dietro la poco chiara vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto, allo scopo di danneggiare l’attività del suo sito Wikileaks che ha imbarazzato nelle scorse settimane l’Amministrazione e l’esercito americani pubblicando migliaia di documenti d’intelligence riservati. «Non so chi ci sia dietro queste accuse contro di me, ma ci hanno avvertito che alcuni, come il Pentagono, cercano di colpirci per distruggerci», ha detto Assange al quotidiano Aftonbladet. «Inoltre, mi avevano messo un guardia proprio contro le trappole create con storie di sesso», ha detto Assange, senza precisare se da due giorni si senta vittima proprio di una simile macchinazione.
Il misterioso hacker-giornalista che fa paura al Pentagono è stato accusato venerdì sera da due donne di averle aggredite e di aver violentato una di loro. In base a queste accuse, ha spiegato la procura svedese, era stato emesso un mandato d’arresto per stupro, ritirato dopo qualche ora da un secondo procuratore che era entrato in possesso di nuovi particolari che hanno scagionato Assange dall’accusa di stupro. Ma resta in piedi quella di aggressione. Assangeha subito dichiarato di essere estraneo a qualunque fatto, denunciando una manovra per affossare Wikileaks proprio poco dopo l’annuncio della volontà di pubblicare nuovi documenti.