L’uomo che inventò il Gonzo journalism

Si racconta che il termine «gonzo» sia nato nella comunità irlandese di stanza a sud di Boston per indicare l’ultima persona ancora in piedi dopo una notte di bevute. Si può dire che anche il giornalista sia quella persona che rimane in piedi dopo una sbronza di realtà: evidentemente per raccontarla. Hunter S. Thompson era così. Il padre fondatore del «Gonzo journalism» faceva il pieno di alcol e droghe (informandone in anticipo, e non per deontologia, i lettori dei suoi pezzi) e poi partiva verso l’occasione di cui doveva dare il resoconto. Ritornava in redazione con articoli in cui descriveva le sue impressioni, gli incontri fortuiti, i pensieri marginali, il suo stato psicofisico e, soltanto alla fine e a latere, i fatti. Spesso non correggeva nemmeno la prima versione che buttava sulla carta in diretta con l’avvenimento. Questa scuola di giornalismo - distante da quella «oggettiva» della tradizione - ha avuto grande successo per tutti gli anni ’70 e ha fatto numerosi discepoli.