L’uomo che non volle fare lo Schumi

Quando non era niente e nessuno e indossava la tuta Jordan, anno 1993, lo si poteva scorgere ai lati del paddock, per esempio Monza, a firmare autografi. Una volta diventato ferrarista, per cui stranoto, lo si poteva comunque scorgere nel centro del paddock a firmare autografi. Con pazienza. Persino dopo il ritiro, smessi i panni del pilota, lo si poteva e lo si può scorgere ai bordi di qualcosa, la sua casa di Miami, l’hotel a Milano, la discoteca Hollywood a firmare autografi.
Eddie Irvine non è cambiato. Ha saputo attraversare il mondo della F1 lasciando dietro sé un giusto tot di ricordi positivi, non certo la fama di fuoriclasse, ma quella di ottimo pilota sì; veloce in pista e velocissimo nel godersi la vita. Eddie oggi compie quarant’anni e forse per questo i suoi sono anni che s’invidiano: perché questo irlandese di Dublino ha saputo affrontare le corse e la vita a piene mani. L’ultimo contratto, quello con la Jaguar, mise i puntini sulle “i” al suo patrimonio già copioso grazie ai soldi Marlboro degli anni in Ferrari (1996-1999). Gli altri puntini alla sua vistosa ricchezza li ha posti di persona, abile in Borsa come nel mondo immobiliare.
Bravo pilota, bravissimo negli investimenti, strepitoso con le donne. Quando gli chiesero perché mai avesse deciso di comprare un alloggio nella Milano nebbiosa, rispose «chissenefrega, Milano è piena di ragazze, le modelle sono tutte qui». Il profondo concetto spiega anche la scelta Ferrari: sapeva che Schumi avrebbe avuto carta bianca, ma ci andò lo stesso perchè chissenefrega se a Maranello c’è la nebbia, la Ferrari è sempre la Ferrari. Per cui nessun struggimento in quegli anni come invece accaduto a Barrichello. Irvine prese atto del proprio status, pensò a correre veloce, a tener dietro il compagno là dove gli riusciva e a godersi la vita. Nel ’99 perse il mondiale per due punti, però Schumi s’era azzoppato, obbiettarono in molti. Ma Eddie si era comunque fatto trovare pronto. Vinse 4 Gp, per qualche mese fece lo Schumi senza volerlo essere. A fine anno se ne andò alla Jaguar per far fruttare l’investimento Ferrari. Al borsino della F1, un ex della Rossa vale di più: vedi Barrichello quest’anno. La differenza grande è che Eddie non ha mai pensato di diventare campione del mondo, Rubinho ci crede ancora. E soffre. La differenza fra chi si gode la vita e chi no sta tutta qui.