L’uomo che pubblica quattro milioni di titoli

Il canadese Bob Young è stato uno dei pionieri dell’informatica e di Internet. Sua ad esempio l’idea di Red Hat, la società che, distribuendo e sviluppando le applicazioni del Software Linux, si è ritagliata una fetta di mercato incuneandosi tra i giganti Microsoft e Apple.
L’idea, invece, di creare la Lulu enterprise per rivoluzionare l’editoria passando dal computer, gli è venuta quando un suo libro, Under the radar, si è rivelato un flop. Prima ha usato parte delle copie del mancato best seller (clamorosamente invendute) per costruirsi una «estrosa» scrivania da ufficio (fatta di volumi incollati tra loro). Poi si è dedicato alla creazione di un sistema che consentisse a chiunque di stampare le proprie opere solo nel numero di copie strettamente necessario o vendibile. Con i libri che hanno un pdf che «galleggia» in rete e la possibilità di stampare poche copie per volta, è nato un tipo di editoria diversa. Come ha spiegato lo stesso Young al Giornale quando Lulu.com sbarcò in Italia: «Noi non prosperiamo su un libro che faccia un milione di copie, ma su un milione di libri che ne facciano centinaia». A cinque anni dall’inizio dell’avventura, dopo che nell’enorme catalogo di Lulu.com sono finiti quattro milioni di libri e un milione e ottocentomila autori, è possibile trarre un bilancio. La maggior parte degli autori che sognavano in questo modo di prendere il classico «romanzo chiuso in un cassetto» e trasformarlo in un best seller, raramente riescono a vendere più di qualche copia ad amici e parenti.
Va meglio a qualche pubblicazione «strana». Un esempio. Nessuno voleva stampare il dizionario degli indiani Cheyenne, erano troppo pochi per rendere l’operazione redditizia. L’hanno fatto su Lulu.com e da allora la loro lingua è un po’ più viva. Con buona pace di quelli che invece sognano di diventare i nuovi Dan Brown.