L’uomo degli spot? Prima era troppo serio, adesso è troppo pirla

Caro Granzotto, vedo spesso negli spot tv l’uomo, o meglio il maschio, dipinto come un cretino, un perdente, uno smemorato, un impiccione, insomma un fallito della società. Stretto fra moglie e figli saccenti e ipocriti, obbligato a fare gesti da pagliaccio per risvegliare l’erogatore del profumo, spinto a infilarsi nella doccia delle donne bagnandosi come un pulcino per invitarle a mangiar biscotti, steso a terra mentre lei gli sfila la macchina per dimostrare quanto è brava a guidare, l’uomo, secondo il mondo della comunicazione politicamente corretta, è diventato nella propria famiglia un solo produttore di quattrini senza voce in capitolo; per la società, poi, è un retrogrado, un incapace, uno che alla fine ti chiedi cosa ci stia a fare, che tanto si può benissimo fare a meno di lui. I pubblicitari diranno che questa è la società e loro sono obbligati a prenderne atto. La realtà è che i pubblicitari scannerebbero la propria madre in diretta tv pur di dare un messaggio forte e chiaro, e soprattutto redditizio. Ma l’unico che riescono a trasmettere, nel migliore dei casi, è un messaggio di disvalore, destinato a suscitare nello spettatore un senso di ingiustizia e di noia che potrebbe indurlo a boicottare i prodotti pubblicizzati. Nel peggiore dei casi questi spot generano dubbi e crisi nelle masse di ragazzi che si abbeverano alla tv, dove la figura paterna è ormai priva di ogni autorità, creatività e capacità di trasmettere valori. I pubblicitari non accampino scuse: con questo modo di operare contribuiscono non poco a tutto questo. Sarebbe ora che provassero a reprimere la loro natura cinica per dare dell’uomo un’immagine più corretta, seria e intelligente.