L’Uomo dell’anno in Ossezia? Un killer diventato ministro

Oggi combatte con i «cugini» del Sud contro Tbilisi. Nel 2004 uccise per vendicare la famiglia, sterminata in un incidente aereo

È una legge antica come il mondo: si chiama vendetta. È un istinto impresso nel Dna: si chiama fratellanza. Agisce sotto la spinta di questi due sentimenti Vitaly Kaloyev, vice ministro nordosseta delle Costruzioni con un passato da killer. Nel 2004 si fa giustizia da solo: uccide il controllore di volo «responsabile» dell’incidente aereo in cui due anni prima morirono sua moglie e i due figli. Due settimane fa ha fatto lo stesso: è partito per combattere a fianco dei «cugini» dell’Ossezia del Sud, attaccata dall’«invasore» georgiano. «Chiunque mi colpisce, verrà colpito a sua volta», avverte l’uomo appena rientrato da Tskhinvali. «Vitaly - dicono oggi gli amici che lo conoscono meglio - ha intrapreso una nuova guerra».
Sì, perché di guerra questo 52enne ne ha già combattuta una personale, che lo ha trasformato da architetto a carcerato fino a politico ed eroe nazionale. Lo ricorda il quotidiano Times che ieri ne ha ripercorso la tragica vicenda.
Gli anni dal 2004 al 2007 Vitaly Kaloyev li ha passati detenuto in un carcere svizzero; condannato per l’assassinio del controllore di volo Peter Nielsen. Nel 2002 sua moglie Svetlana, suo figlio Konstantin e sua figlia Diana, 10 e 4 anni, sono morti nello scontro tra due aerei nei cieli della Germania: lo stavano raggiungendo in Spagna dove lavorava alla costruzione di un’abitazione per un facoltoso russo. Quella notte il traffico aereo era monitorato da Peter Nielsen, in servizio all’aeroporto di Zurigo. Le indagini hanno stabilito che l’impiegato, quando si è reso conto che i due aerei erano in rotta di collisione, è stato colto dal panico finendo per dare istruzioni sbagliate ai piloti. La società incaricata del controllo aereo, la Skyguide, ha cercato di scaricare le colpe sul pilota russo di uno dei due aeromobili, allungando i tempi processuali. A più riprese Vitaly cerca contatti con i vertici della società, che gli negano ogni appuntamento. Decide allora di incontrare faccia a faccia l’uomo che gli ha stravolto la vita. Recatosi a casa di Nielsen prima tenta di parlargli, ma poi finisce per accoltellarlo. Arrestato il giorno seguente, viene condannato a otto anni per omicidio colposo. Le pressioni russe e lo schieramento nel processo di importanti penalisti a difesa del loro concittadino ha portato alla riduzione della pena a cinque anni per semi-infermità mentale. Uscito di carcere nel 2007, Kaloyev torna in Russia dove viene accolto come un eroe. Le radio locali lo nominano “Uomo dell’anno 2007” per la sua vittoria sulla burocrazia della società moderna. Alla fine il governo decide di istituzionalizzare l’idolatria per Vitaly, assegnandogli la carica di viceministro delle Costruzioni.
Quando l’8 agosto le tensioni latenti tra Tbilisi e Mosca sfociano nel conflitto in Ossezia del Sud, sente subito il richiamo di quella giustizia primitiva la cui persecuzione lo ha portato al carcere. Allora sale sull’auto presidenziale, attraversa le montagne del Caucaso e arriva a Tskhinvali. È un guerriero, dicono di lui, e la sua guerra non è ancora finita.