L’uomo dell’impossibile che salvò il vice di Hitler

«Con questo avvocato sento di essere in buone mani...». Il 20 novembre 1945 a Norimberga Rudolf Hess, il delfino di Adolf Hitler, fissò la Corte di Norimberga, presieduta da lord Geoffrey Lawrence, che doveva giudicare i crimini del nazismo e sorrise un po’ strano, sicuro di farcela. Era accusato di cospirazione, crimini contro la pace, crimini di guerra, crimini contro l’umanità. E dopo 218 giorni di dibattimento, 360 deposizioni, 200.000 dichiarazioni giurate, le sentenze furono implacabili: 12 condanne a morte per impiccagione, tutto lo Stato maggiore della Germania decapitato. Tutti meno uno: Rudolf Hess. Per lui ci fu l’ergastolo, ma la vita gli fu risparmiata. Anche per merito di quell’avvocato: Alfred Seidl. Aveva 34 anni a quell’epoca, gli bastò parlare sei volte in sette mesi con il suo cliente per strappare la sua vita al boia e consegnarla per sempre alla fortezza di Spandau. Fece colpo anche per aver mostrato al tribunale un documento segreto, non ammesso dalla Corte: dimostrava che per l’invasione della Polonia anche l’Urss poteva essere incriminata. Siedler, un principe del Foro, fece fortuna anche in politica: diventò ministro degli Interni bavarese con la Csu. Morì a 82 anni. Restò per sempre il salvatore di Hess. Pensare che era un paladino della pena di morte...