«L’uomo femmina», il Galuppi ritrovato

A Montalto di Castro un’opera riscoperta a Lisbona

Pietro Acquafredda

E i maschi, conciati da donne - parrucche, belletti, nei - ubbidiscono. Per celebrare il terzo centenario dalla nascita del veneziano Baldassarre Galuppi, detto «il Buranello», musicista insigne, operista prolifico nella Venezia settecentesca pullulante di teatri, il viterbese Festival Barocco ha scelto di riproporre un’opera, di recente scoperta a Lisbona dallo studioso Bernardo Ticci: «L’uomo femmina», librettista Piero Chiari (l’attribuzione è però dubbia), andata in scena al San Moisè nell’autunno del 1762. Analoga iniziativa galuppiana a Spoleto, prossimamente, per conto dello Sperimentale, che ripropone la «Didone abbandonata».
C’è un’isola, ai confini della terra, non si sa dove e neppure come si chiama, nella quale da tempo immemorabile le donne vivono e comandano; esattamente ciò che in tutto il resto del mondo fanno gli uomini; i quali, poveretti, vivono lì conciati da donne, e come le donne svolgono tutti i lavori domestici. Le donne vere comandano anche in amore; non solo, si comportano come gli uomini peggiori; sostengono, ad esempio, che sono capaci di soddisfare più d’un uomo; mentre gli uomini, per farsi onore, devono essere fedeli ad una sola. Insomma: Il mondo alla rovescia, ossia «Le donne che comandano», che è poi il titolo di un’altra celebre opera del Galuppi, libretto di Goldoni, presentata a Venezia nel 1750, una decina d’anni prima della nostra. «L’uomo femmina», il cui argomento dunque non è certo nuovo, riserva nelle pieghe del libretto piacevoli sorprese, come quando con un linguaggio spigliato, il favorito della principessa Cretidea, regina dell’isola, nonostante l’acconciatura femminile, le dice di sentire il suo cuore che batte per lei, ed anche il suo sangue per Lei bolle.
L’opera in effetti servì a Galuppi per sfoggiare cantanti dalle qualità prodigiose, di cui ha sempre bisogno questo teatro che più che sull’intreccio e la drammaturgia, fa leva sulle doti vocali dei protagonisti, ai quali si impone di farne smaccato sfoggio. L’opera del Galuppi l’ha presa in affidamento, per la prima ripresa in tempi moderni, un’accademia musicale che nelle Marche svolge azione di riscoperta del teatro da camera di ogni tempo, l’Accademia della Libellula, ensemble strumentale a fortissima presenza femminile, che fa capo alla direttrice Cinzia Pennesi.
A Montalto di Castro, i protagonisti vocali saranno Maria Laura Martorana (Cretidea, principessa e regina dell’isola), Camelia Kader (Ramira, confidente della principessa), Cecilia Marinelli (Cassandra, dama di corte); Anicio Zorzi Giustiniani, Roberto (naufrago che riporterà l’ordine nell’isola) e Razek-François Bitar (Gelsomino, favorito della principessa).
Montalto di Castro. Sito Monumentale S.Sisto. Domani ore 21. Biglietti da 10 a 15 euro. Prenotazioni: 0761/342987.