L’uomo della giustizia sommaria diventato eroe

Caro Granzotto, dopo che, con l’aiuto di Gaetano Negri, ha demolito l’immagine dei Bersaglieri perché non ci racconta anche le marachelle dei marocchini di Juin? Mi riferisco alle violenze perpetrate durante la campagna d’Italia (’43-44), sulle donne e sui bambini delle quali Artena è la più dolente testimone. Ci aiuterebbe a capire chi sono e da chi discendono gli stupratori maghrebini che circolano e agiscono indisturbati nelle nostre città.

Nino Viezzoli - Milano

Se dovessimo star dietro a tutte le turpitudini che una guerra comporta staremmo freschi, caro Viezzoli. Inoltre sui fatti di Artena abbiamo già discorso, ricordando le violenze e gli stupri dei valorosi «goumier» algerini e marocchini agli ordini del valoroso maresciallo Alphonse Juin. Autore del controverso proclama lanciato il 14 maggio del ’44 e che così suonava: «Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c’è una terra larga ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare oltre quella linea senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette, vi giura, vi proclama che quelle donne, quelle case, quel vino, tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per 50 ore. E potrete avere tutto, prendere tutto, distruggere o portare via. Se avrete vinto, se ve lo sarete meritato» (mai giunto un pardon da parte dei francesi).
Vorrei invece tornare su Gaetano Negri, il Gaetan Negher che dà nome alla via ove ha sede il Giornale, il sindaco meneghino a cui è dedicata una statua nei giardini di via Palestro, l’uomo che «pugnò impavido tra le armi per la dignità della patria italiana» e al quale «nessuna vetta della scienza parve ardua, nessun abisso metafisico imperscrutabile». Be’, non è lui l’autore delle stragi del 14 agosto 1861 a Pontelandolfo e Casalduni, una delle pagine più nere e stomachevoli del Risorgimento. Scrissi - dandole l’impressione, chissà perché, di voler demolire l’immagine dei Bersaglieri - che due erano i Negri agli ordini di Cialdini durante la così detta guerra al brigantaggio (mentre era una operazione di pulizia etnica bella e buona). Il milanese Gaetano e il vicentino Pier Eleonoro. Ebbene, leggo ora sul Due Sicilie, il periodico diretto da Antonio Pagano che per quanto concerne le vicende storiche del Regno rappresenta la Corte di cassazione, come risulta dagli stati di servizio conservati all’Ufficio documentazione dell’esercito ordinò e condusse le mattanze (e gli stupri, i furti e i roghi). Lui a inviare a Cialdini lo spiccio telegramma: «Oggetto: Operazione contro i Briganti. Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora». Nato a Locara, in quel di Vicenza, all’epoca dei fatti il luogotenente colonnello Pier Eleonoro Negri aveva 44 anni. Dopo quarant’anni di servizio si ritirò col grado di generale e la Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia. Morì nel 1887. Segnala Antonio Pagano che a memoria dell’eroe fu posta una lapide sulla facciata di un edificio in Piazzetta Santo Stefano. E che ogni anno sotto quella lapide il Comune di Vicenza depone una corona di alloro trattenuta dal nastro tricolore. In omaggio all’eroe che facendo giustizia in maniera così impeccabile contribuì all’unità d’Italia e, soprattutto, degli italiani.