L’uomo jet è Deneriaz francese della porta accanto

Finito 35° a Wengen un mese fa era stato massacrato dai giornalisti. Il suo clan credeva in una medaglia «ma non d’oro»

Maria Rosa Quario

da Sestriere

Come in tutte le vere favole, non manca il lieto fine. Antoine Deneriaz, il brutto anatroccolo messo in un canto e poi rinato, caduto di nuovo in disgrazia e bastonato, si è infine innalzato dove più in alto non si può, sul trono di campione olimpico della discesa. Otto anni dopo Jean Luc Cretier la Francia si riprende lo scettro più ambito, l’Austria abbassa la testa e la storia dell’Olimpiade si arricchisce di un nuovo capitolo nella sezione sorprese. Ma attenzione, considerare fortunosa la vittoria di Deneriaz sarebbe sbagliato, questo trentenne gentile e tranquillo in coppa aveva già vinto tre volte e su certe piste aveva già dimostrato di avere pelo e piedi per essere un numero uno. Dopo avere vinto l’ultima prova di sabato, partiva trentesimo, ultimo fra gli aspiranti al podio. La pista era rovinata, la tensione era forte, ma la sua convinzione ancora di più.
A Wengen, a metà gennaio, era finito 35° a oltre quattro secondi e in Francia i giornali lo avevano passato al tritacarne, chi vince una volta e poi precipita viene preso di mira e volentieri massacrato, nessuna sorpresa, capita anche da noi. Deneriaz nel gennaio del 2005 era caduto a Chamonix e si era distrutto i legamenti del ginocchio sinistro, era tornato all’inizio di questa stagione ma faticava, solo in val Gardena e a Kitzbühel era finito nei dieci, settimo e nono. Dietro a lui, però, c’era chi continuava a crederci e a tenerlo su di morale e quel qualcuno era il suo staff, capitanato da due tecnici italiani, Mauro Cornaz e Roberto Fiabane, valdostani di Gressan. Piccola consolazione per noi, nella giornata no dell’Italia è bello sentire il quarantaseienne Cornaz, ex azzurro, raccontare di come è scoppiato a piangere appena Deneriaz ha tagliato il traguardo vincitore, «perché l’emozione è stata troppo forte, avevo già provato che cosa vuol dire un oro olimpico con Cretier a Nagano, ma stavolta alle spalle c’era tutta un’altra storia, Tonio dopo l’infortunio è risalito dal fondo, ma alla fine se ci credi tutto si avvera. Sembrerò pazzo, ma giuro che nella medaglia di Deneriaz io credevo, non nell’oro forse, ma nel bronzo sì, tanto più dopo il miglior tempo nell’ultima prova, anche se il numero 30 avrebbe potuto essergli fatale, la sua forza è stata riuscire a reggere la pressione».
Deneriaz aveva fama di sciatore slittone, fortissimo nei tratti di scorrevolezza, un po’ meno dove serve sciare. Ma ieri la pista era durissima e chi sciava male non aveva chance, non per niente gli errori in pista sono fioccati come le bestemmie degli addetti ai lavori e dei tifosi arrivati tardi causa gli accessi intasati, Tonio invece non ha sbagliato nulla e ha fatto il vuoto, 72/100 a Walchhofer secondo, 1"02 allo svizzero Bruno Kernen, bronzo dopo l’oro mondiale vinto proprio qui nel 1997.
«Era una gara da pesi massimi, una gara dove bisognava tenere gli sci incollati alla neve e allo stesso tempo riuscire a mollarli», sentenzia un Luc Alphand emozionato e felice dallo stand della tv francese per cui fa l’esperto.
E lui, il nuovo campione olimpico? Non sta più nella pelle, non realizza, ma riesce a dire che «è il giorno più bello della mia vita, perché dopo l’infortunio temevo di non tornare più davanti, invece le critiche mi hanno in qualche modo motivato, ho fatto la gara perfetta, ma al via ero teso. È stata dura aspettare tanto, continuavo solo a ripetermi vai, attacca, attacca, e sono riuscito a farlo». All’arrivo l’espressione incredula di Antoine è stata da brividi, la sua esultanza coinvolgente, mai però come quella dei giornalisti francesi al parterre che si sono rotolati per terra uno sopra l’altro urlando tutta la loro gioia inattesa, proprio loro che avevano tanto criticato le ultime penose performance di Deneriaz. Anche le tribune si sono all’improvviso colorate di tricolore, purtroppo per noi c’era il blu al posto del verde, mentre lo champagne veniva versato a fiumi. Deneriaz vive a Morillon, non lontano dal lato francese del tunnel del Fréjus, non lontano da Sestriere dunque, pochi chilometri che però fanno la differenza, come quel blu sulla bandiera. Ma bisogna crederci, no? Avanti allora, anche per l’Italia arriveranno giorni migliori.