«L’uomo non sia vittima della sua intelligenza»

Ratzinger ha pronunciato il messaggio in 32 lingue

Andrea Tornielli

da Roma

«Svegliati uomo del terzo millennio!». È il grido che Benedetto XVI ha lanciato il giorno di Natale affermando che oggi l’uomo è in preda a un’«atrofia spirituale» e «rischia di essere vittima degli stessi successi della sua intelligenza». Nel messaggio, tutto incentrato sull’accoglienza del Bambino di Betlemme, creatore dell’universo ridotto «all’impotenza di un neonato», Papa Ratzinger ha elencato i principali problemi del momento presente: la minaccia del terrorismo, la povertà, la proliferazione delle armi, le pandemie e il degrado ambientale.
Il Papa, rivestito dei paramenti dorati, si è affacciato dalla loggia centrale della basilica di San Pietro di fronte a quarantamila fedeli infreddoliti e sferzati dalla pioggia. Ha chiesto all’umanità di fare entrare Gesù «nelle proprie case, nelle città, nelle nazioni». Quindi ha osservato che «nel corso del millennio da poco concluso e specialmente negli ultimi secoli, tanti sono stati i progressi compiuti in campo tecnico e scientifico». «L’uomo dell’era tecnologica – ha aggiunto – rischia però di essere vittima degli stessi successi della sua intelligenza e dei risultati delle sue capacità operative, se va incontro a un’atrofia spirituale, a un vuoto del cuore. Per questo è importante che apra la propria mente e il proprio cuore al Natale di Cristo, evento di salvezza capace di imprimere rinnovata speranza all’esistenza di ogni essere umano».
Parafrasando le parole di sant’Agostino («Svegliati, uomo: perché per te Dio si è fatto uomo»), il Papa ha rivolto lo stesso appello all’«uomo del terzo millennio». «A Natale – ha affermato Benedetto XVI – l’Onnipotente si fa bambino e chiede aiuto e protezione. Il suo modo di essere Dio mette in crisi il nostro modo di essere uomini; il suo bussare alle nostre porte ci interpella, interpella la nostra libertà e ci chiede di rivedere il nostro rapporto con la vita e il nostro modo di concepirla».
Papa Ratzinger ha quindi spiegato che la luce del Natale incoraggia l’uomo «adulto eppure talora debole nel pensiero e nella volontà» a edificare «un nuovo ordine mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici». Solo così l’umanità potrà affrontare «i tanti e preoccupanti problemi del momento presente: dalla minaccia terroristica alle condizioni di umiliante povertà in cui vivono milioni di esseri umani, dalla proliferazione delle armi alle pandemie e al degrado ambientale che pone a rischio il futuro del pianeta». Benedetto XVI ha quindi citato quanti operano per la pace e lo sviluppo in Africa, ha chiesto che «si consolidino le attuali transizioni politiche ancora fragili, e siano salvaguardati i più elementari diritti di quanti versano in tragiche situazioni umanitarie, come nel Darfur e in altre regioni dell’Africa centrale», ha auspicato «pace e concordia» per i popoli latinoamericani e ha pregato perché Dio «infonda coraggio agli uomini di buona volontà che operano in Terra Santa, in Irak, in Libano, dove segni di speranza, che pure non mancano, attendono di essere confermati da comportamenti ispirati a lealtà e saggezza». Ha quindi chiesto che si favoriscano «i processi di dialogo nella Penisola coreana e altrove nei Paesi asiatici, perché, superate pericolose divergenze, si giunga, in spirito amichevole, a coerenti conclusioni di pace tanto attese da quelle popolazioni».
Al termine del messaggio, il Papa ha rivolto gli auguri di Natale in 32 lingue diverse, con una significativa riduzione rispetto al predecessore che mediamente ne pronunciava una sessantina. Nel saluto dedicato al nostro Paese, ha fatto un riferimento alle radici cristiane auspicando che «il popolo italiano mantenere sempre viva la memoria di questo evento su cui poggia quell’eredità cristiana che ha fecondato la tradizione, l’arte, la storia e l’intera cultura dell’Italia».
Ieri, festa di santo Stefano, primo martire cristiano, Benedetto XVI ha recitato l’Angelus ha parlato del martirio e ha ricordato che anche oggi «in varie parti del mondo professare la fede cristiana richiede l’eroismo dei martiri». E ha aggiunto che «dappertutto, anche là dove non vi è persecuzione, vivere con coerenza il Vangelo comporta un alto prezzo da pagare».