L’uomo ora è di nuovo blu Di moda il classico-moderno

L’interpretazione di Piombo: «Per anni abbiamo visto colori sgargianti o nero. Ma è con un blazer che non si sbaglia mai»

Paola Bulbarelli

L’anteprima mondiale della collezioni di abbigliamento e accessori primavera-estate 2007 dedicate al vestire maschile fa rima con Pitti Immagine Uomo, in onda dal 21 al 24 giugno alla Fortezza Da Basso di Firenze. A quest’edizione del Pitti, targata numero 70, che verrà inaugurata dal ministro per il Commercio internazionale e per le Politiche europee Emma Bonino e durante la quale verrà conferito il premio Pitti Immagine Uomo 2006 a Wichy Hassan e Renato Rossi del gruppo Sixty, partecipano 654 aziende, 825 marchi dei quali 276 esteri (33 per cento del totale) che mettono in vetrina ciò che c’è di meglio per i compratori (oltre 23mila quelli della scorsa edizione estiva) provenienti da tutto il mondo. A Firenze si respira intensamente l’aria del business con i nomi che rappresentano lo zoccolo duro della moda. Qui si fanno i conti con i fatturati più che con le luci delle passerelle, con i conti (si spera in attivo) più che con i gossip da starlette. E che moda si presenta questa volta a Firenze? Il meglio del classico con nomi come Corneliani, Zegna, Pal Zileri, del cachemire con Ballantines e Brunello Cucinelli, del tecnico con PZero e Riva, tanto per fare alcuni nomi. E non mancano le sfilate altisonanti di Salvatore Ferragamo e Roberto Cavalli. Sarà decretato il modo di vestire da uomo per l’estate 2007: le prime avvisaglie confermano uno stile sempre più personale che non si lascia influenzare dalla moda più di tanto. È sempre più un maschio vestito bene, che ama i dettagli, la perfezione, la cura. Lo conferma lo stilista-filosofo Massimo Piombo. «Oggi io ho una semplice proposta: torniamo al blu. Per una questione di ecologia del colore (e della mente). Per una questione di semplicità e di sintesi. Per una questione di stile.
Già, perché il blu è l’unico colore che non passa mai di moda. È l’unico colore davvero universale. L’unico colore su cui non si può sbagliare. Vestitevi di blu, e non sbaglierete mai». Ascoltare un suggerimento di Piombo significa essere vestiti bene, bene davvero. Non è un caso che sia stato notato anche dal New York Times che l’ha citato spesso in diversi articoli. La storia del marchio Piombo è anche recente. Era il 1989 quando Massimo realizzò la sua prima collezione di giacche e cravatte in un piccolo laboratorio a Varazze. Oggi la base è sempre nella località ligure, luogo di nascita dello stilista, ma il gruppo ha raggiunto una dimensione globale, inaugurando ben 100 punti vendita, anche in Cina. «Svolgo il mio lavoro con passione, questo è innegabile. E per me la moda va intesa come una filosofia dell’eleganza, un’arte intrisa di poesia». Per lui la parola lusso è quasi ridicola, e il sistema della moda, intesa come sfilate, feste e tendenze è vecchio e superato. «Per anni vi hanno imbandito i colori più sgargianti e male accostati - continua lo stilista -; per anni vi hanno imposto un nero funereo come la morte, spacciandolo per cool quando in realtà era solo triste (e anche un po’ menagramo)».
Ecco allora che Massimo Piombo ci propone il suo colore ben definito, che significa elegante per eccellenza. E poi ci dà anche altri importantissimi suggerimenti: «Anche quando non si vuole sembrare troppo seri, troppo ingessati, la cosa migliore è comunque quella di vestirsi di blu: non è un caso se il blazer - la giacca sportiva maschile per eccellenza - è sempre e solo blu. Per quanto riguarda i pantaloni, quelli blu si accostano con tutto. E con una giacca blu, di qualunque stoffa sia, non si sbaglia mai. Anche una polo non potrà che essere blu: bianca fa troppo tennista, e colorata vuole farsi troppo notare. Quanto alle calze da uomo, quelle vanno sempre e solo blu: le altre sono, sempre e comunque, una caduta di stile». E di stile Massimo Piombo se ne intende veramente.