L’uomo più forte anche del destino

Tetraplegico a 17 anni, quando cadde da cavallo. Ricorda: «Giorni prima imitai un disabile per capire cosa provava...»

da Roma

Ci fu un giorno che provò a fare il paraplegico. Vedeva quei ragazzi che nuotavano nella piscina dell’Acquacetosa a Roma, così bravi e così coraggiosi pur con il fardello di gambe da trascinare. Tentò anche lui, per capirne l’effetto e le difficoltà. Pochi giorni dopo era uno di loro.
Luca Pancalli oggi sta su quella carrozzina che da 25 anni è tormento, gabbia, trampolino per credere che non ci sia vetta insuperabile. Quarantadue anni e un fisico di ferro, occhi sereni ma severi, determinato e riflessivo, sul lavoro un carroarmato che non finisce mai la benzina. Un uomo di sport in tutti i sensi. Quando si dice lo sport è vita, lui mette in pratica. «Darò il massimo, mi alleno per vincere la gara», ha detto ieri quasi fosse il refrain di una storia. Ne ha già vinte tante, la bacheca è ricca di ori e argenti. Ed anche di ricordi. Una vita e una storia divisa in due. Fino ai 17 anni era un ragazzo che sembrava nato per gareggiare. Scelse il pentathlon, sport per faticatori ed eclettici: vai a cavallo e corri, spari, tiri di scherma e nuoti. Sognava le Olimpiadi. Invece volò giù da un cavallo bizzoso e nervoso, un giorno di giugno. Al debutto in nazionale a Vienna. Fu un dramma annunciato solo dai rifiuti del cavallo a saltare gli ostacoli. Il cavallo s’impenna, si rovescia sul cavaliere, il collo di Pancalli si schiaccia, si spezzano tre vertebre con lesione al midollo. Addio alle gambe, la tetraplegia prende fino al tronco superiore, può usare le braccia, una mano ha limitazioni.
Da quel giorno fu tutt’altra lotta: feroce come la sua determinazione. Tutt’altra vita: sempre una corsa ad ostacoli. Chi volesse vedere nel nuovo commissario del calcio un uomo battuto dalla vita o dalla sfortuna, metta un paio d’occhiali per veder meglio. Parla il curriculum: Pancalli è diventato un atleta in carrozzina, oro del nuoto a mondiali e paralimpiadi, ha chiuso la carriera ad Atlanta ’96 vincendo due titoli nei 50 dorso e delfino, tre argenti nei 50, 100 e 200 stile libero. Un vincente che ci ha preso gusto anche da dirigente. Nel 1996 gli è stato consegnato il collare d’oro al merito sportivo, in questi anni ha ricevuto diverse onorificenze. Da tempo impegnato nelle politiche sociali, politicamete trasversale, oggi Pancalli è presidente del comitato italiano paralimpico e vice presidente del Coni. La carrozzina è diventata simbolo di successo. In fondo, dice sempre ai suoi collaboratori, non è stata una maledizione. È stata un’altra opportunità. Ogni tanto si domanda: «Chissà se da pentatleta sarei mai salito sul podio?». Una delle poche domande senza risposta. La maglia azzurra gli sta nel cuore. Anche la famiglia, naturalmente: Roberta, la splendida moglie, due figli, una bimba di otto anni e un bimbo di cinque. Pancalli ama tutto lo sport. Non allo stesso modo. Ieri il neo commissario ha parlato del mondo del pallone con curiosità ed affetto, ma con quel pizzico di snobismo che raccoglie tutto il mondo degli sport olimpici. Chissà, il destino anche stavolta gli vuol dare un’altra opportunità: risollevare il calcio e prendersi una rivincita a nome di tutti gli altri sport. Per abili e disabili.