L’uomo più veloce del mondo a Maranello

nostro inviato a Maranello

È come se Usain Bolt fosse stato usato per scaricare i nervi tesi di rabbia e delusione il giorno dopo il suicidio mondiale di Abu Dhabi. Il campione olimpico di cento e duecento, il campione mondiale di cento e duecento, il detentore dei primati di cento e duecento (9.58 e 19.19) arriva in ritardo di un’ora perché Maranello non è la Giamaica e ci sono nebbia e foschia e c’è una fottuta pioggerellina a fare pendant con gli umori e a rompere le scatole agli elicotteri. A quello di Usain in particolare.
E così succede che, quando si materializza, il grande campione va di fretta, ma non sa ancora che verrà usato per scaricare i nervi tesi dei ferraristi. Per cui non si fa in tempo a parlare della Rossa, di Alonso, della strategia sbagliata di Abu Dhabi che ha riconsegnato alla Red Bull e Vettel il mondiale che l’immensa rimonta maranelliana aveva per un attimo messo fra le mani rosso rampanti, che il ragazzone viene prima piazzato davanti a un plotone fotografico e poi caricato dentro una Rossa 458 Italia 8 cilindri che giusto per confondere è gialla. Qualche giro accanto al collaudatore e via, si cambia bolide, stavolta è una Rossa 599 Gtb Fiorano 12 cilindri davvero rossa. E via ancora, avanti così, con Usain che ci prende gusto e chiede di provare di persona,«quella gialla, quella gialla», dice, «perché è un animale».
Va veloce Bolt. E sgasa, accelera, frena, inchioda, giro su giro gli occhioni da cerbiatto diventano voraci e dolci al tempo stesso. Usain si sente pilota ed esorcizza il botto di quasi due anni fa, in Giamaica, su strada, con una Bmw disintegrata. Non sbaglia, anzi va forte davvero, lo sa, ed esce tronfio dall’«animale», con l’espressione tipica dell’io-a-des-so-mi-sen-to-pi-lo-ta. È in quel momento che scende in campo lui, Dario Benuzzi, il capo collaudatore di tutte le Ferrari da quarant’anni a questa parte. Il Benuzzi parte che neppure lo shuttle ti spara nell’aria così veloce. Da lì a poco saranno testa coda, ruote fumanti, curve che non ti fermi e invece freni, un’iradiddio. Quando il povero Usain emerge dall’«animale» pare un altro uomo. È pallido e non è una battuta, gli tremano le gambe e non è uno scherzo. «Ho avuto paura, ma sono eccitato come un bambino», confessa. Missione compiuta. Lui l’ha provata. I ferraristi si sono sfogati, lui che già si sentiva un Alonso dirà: «Fare il pilota come hobby? Non ci penso proprio. E per la F1 sono troppo alto. Piuttosto, a fine carriera, mi piacerebbe fare il calciatore». Potenza del Benuzzi, l’ha dissuaso. E ancora: «La 458 è aggressiva, è come me. Il colore? Mi piace il nero, ma la comprerei gialla. Quando? Forse dopo i mondiali. Se io sono la Ferrari dell’atletica, che macchina sarebbe Tyson Gay (suo rivale storico, ndr)? Non lo so, non lo so». Magari una Red Bull, butta lì per scherzo qualcuno. Giustiziato. «Però è vero: io sono proprio la Ferrari dell’atletica». Segue cambio di registro, meno motori, più cento e duecento. Dice: «No, prima dei mondiali coreani del prossimo anno e delle Olimpiadi 2012 non mi dedicherò ai 400. in entrambe le distanze arriverò pronto per difendere i miei record, l’infortunio (polpaccio e schiena) l’ho completamente recuperato». Infine pensieri in ordine sparso per gli sconfitti. «Alonso, la Ferrari, Abu Dhabi. questo è lo sport, ora conta riprendersi e ripartire. L’Inter? Che serataccia, troppi infortunati, appena li recuperano saranno di nuovo al top».
Ma se Bolt è a suo modo servito per non pensare alla F1 e a scaricare i nervi dei ferraristi con l’umore disperso nelle nebbie maranelliane, stesso anestetizzante non hanno avuto i ragazzi del team. Molti sono ancora ad Abu Dhabi per i test Pirelli di fine settimana (oggi prova il nuovo collaudatore, Jules Bianchi, ndr). «Inutile cercare chi ha sbagliato», dice Alonso, «se un mondiale svanisce per 4 punti, puoi averlo perso in tante occasioni. però sono la voglia di reagire subito e lavorare ancora più duramente che mi hanno fatto innamorare della Ferrari. e oggi ancor di più». «È un rigore sbagliato nella finale», fa sapere Domenicali, «è in questi momenti che i veri sportivi sanno trarre le energie per ripartire».
Riprendersi e ripartire. È il credo. Lo sottolineerà anche il presidente della Fiat, John Elkann: «Voglio assicurare i tifosi che daremo tutto il sostegno per rendere la Ferrari sempre più competitiva. E per tornare a vincere non serve polemizzare». Riprendersi e ripartire. L’ha detto pure Bolt.