L’uomo di Di Pietro

Massimo Malpica

Prima le querele del figlio Cristiano, poi le minacce di querela del padre Antonio. Quindi, man mano che cominciavano a a venire fuori sempre più indiscrezioni sull’appaltopoli napoletana, è calato il silenzio nella famiglia Di Pietro. Adesso ci ha pensato l’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone, a confermare quanto già anticipato dal Giornale e trapelato in ambienti investigativi a proposito di alcune intercettazioni che coinvolgerebbero Di Pietro jr e quello stesso provveditore che l’ex Pm volle trasferire alla sede romana del suo ministero non appena seppe (non s’è mai capito da chi, visto che le agenzie di stampa citate da Di Pietro non ne hanno mai parlato) delle prime «avvisaglie» di un’indagine segreta che coinvolgevano proprio Mautone. Dopo aver dribblato una nostra richiesta di intervista, il protagonista dell’inchiesta «Global Service» si è concesso al quotidiano il Mattino. Raccontando di quando passava informazioni al figlio dell’ex pm di Mani pulite, consigliere provinciale dell’Idv a Campobasso, su «lavori pubblici come caserme da inaugurare in Molise», ricorda l’ex provveditore. Più che un favore, un dovere: «Era il figlio del ministro - racconta Mautone - mi sentivo in obbligo di dargli notizie». E non solo quelle. «Ricordo solo che Cristiano Di Pietro mi segnalò 3 o 4 nomi di professionisti molisani per commissioni di collaudo. Io li inserii insieme a nomi di mia fiducia e lo feci alla luce del sole, perché era una mia prerogativa, nulla di illegale». Tante telefonate, qualche favore.
Mautone però ci resta male quando il giovane Di Pietro gli dimostra di tenere più ai piaceri «concreti», ossia gli aggiornamenti sulle opere pubbliche e gli amici da segnalare per un posto, che al semplice piacere delle chiacchiere. «Cristiano mi chiamava spesso quando ero provveditore di Campania e Molise, ha smesso di farlo quando non gli servivo più, quando è avvenuto il trasferimento a Roma». Secondo fonti giudiziarie citate il 4 dicembre dal quotidiano La Repubblica, il distacco sarebbe invece avvenuto per motivi di opportunità, poiché il papà di Cristiano aveva misteriosamente appreso che un’indagine a Napoli avrebbe coinvolto Mautone: «Antonio Di Pietro, non appena avuto sentore di possibili attività poco trasparenti, lo trasferì chiedendo anche al figlio Cristiano, consigliere provinciale del Molise, di interrompere qualsiasi contatto». Giusto per la cronaca, intervistato il 3 dicembre dal Giornale, Cristiano Di Pietro ha preferito non rispondere alle domande su Mautone. Di Pietro padre, invece, a Repubblica confida che la «promozione-rimozione» era il suo modus operandi in casi come questo: «Mi sono sempre comportato così, se sapevo che la magistratura stava valutando la correttezza dei comportamenti di un alto dirigente lo destinavo a un incarico non operativo, è accaduto in cinque, sei occasioni».
Insomma, l’ex provveditore, che solo nel maggio precedente lo stesso ministro aveva voluto in una commissione sugli appalti autostradali (nomina peraltro contestata a Montecitorio), ad agosto fa armi e bagagli e si trasferisce a Roma con due anni di anticipo sulla scadenza naturale del suo incarico. Il suo nuovo ufficio, che a quanto dice l’ex Pm dovrebbe essere «non operativo», è la direzione generale dell’Edilizia pubblica. Come «punizione», checché ne dica Di Pietro, non sembra poi così severa. Ma oggi in effetti anche Mautone se ne lamenta. «Ma quale promozione. Ci fu una rotazione che riguardava 12 direttori generali, per capirci, oggi guadagno lo stesso stipendio che prendevo come provveditore».